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Un film di Pavel Lungin.
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Le Nozze
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Dietro le unità di spazio, tempo e luogo delle Le
nozze piccolo borghesi e un po' mafiose del trasgressivo russo-francese
Pavel Lungin, premiato a Cannes per l'entusiasmo fragoroso del cast in
cui si mescolano attori e paesani, batte il cuore dell'anima russa,
servita con vodka, fra stupori, sdegni e speranze del mito post
comunista e del nuovo stakanovismo capitalista. Gli sposi sono Tania,
modella tornata da Mosca, e Michka, erede dell'idiota dostoevskijano,
la cui famiglia disapprova e ne ha conferma quando arriva alla festa,
non per caso, il boss locale. Ma quel matrimonio s'ha da fare e si
farà: poi, chissà. Alla maniera di Kusturica, ma senza
quella genialità, con musiche di Chekassine in stile simil
Bregovic, il regista che ha denunciato il caos attuale sovietico
racconta con esborso di fantasia e manierismo propri, odi, amori e
rancori di un paesino |
Energica e vitale anche quando prevedibile, franca e allegra
anche quando ripetitiva, la farsa tragicomica non punta al solito
pessimismo sociale già frequentato dall'autore di Taxi e Luna
park, ma indica una via di resurrezione nella libertà di ogni
stimolo e nella resistenza della solidarietà e anche,
perché no, dell'humour. Vince un entusiasmo collettivo un po'
moralista, dove il regista pedina i suoi molti personaggi in un
avvinazzato vaudeville ai limiti del patetico "post cecoviano"
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