Di famiglia israelita convertita al
protestantesimo e nipote del filosofo Moses, ebbe modo di sviluppare la
propria intelligenza, precocissima in campo musicale, con l'aiuto dei
genitori, assai colti, che gli fecero impartire un'educazione completa.
Trasferitosi a Berlino con i familiari (1819), studiò pianoforte
con L. Berger e composizione con C. F. Zelter, consulente musicale di
Goethe, che gli insegnò ad amare Bach e lo presentò
(1821) al poeta. Goethe si legò di grande amicizia col fanciullo
prodigio, già autore di musica strumentale, di Lieder e perfino
di opere teatrali.
Nel 1825 si recò a Parigi, dove conobbe Meyerbeer e ricevette i
consigli dell'ammirato Cherubini. Nel 1829, a Berlino, diresse
trionfalmente la Passione secondo Matteo di Bach, da lui riscoperta:
l'avvenimento segnò l'inizio della rivalutazione del
compositore.
Mendelssohn compì numerosi viaggi, cogliendo quasi dappertutto
successi significativi: con particolare entusiasmo fu accolto in Gran
Bretagna, dove fu una decina di volte.
Dal 1829 al 1832 fu in Italia, a Parigi, in Svizzera, a Londra; svolse
successivamente un'attività molto intensa, divisa tra la
composizione, le tournée come direttore d'orchestra e gli
incarichi stabili, che lo impegnarono a Düsseldorf (1833-35), a
Berlino e, soprattutto, a Lipsia, dove dal 1835 diresse i concerti del
Gewandhaus e nel 1843 fondò il Conservatorio.
La vasta produzione di Mendelssohn abbraccia numerosi generi e rivela
un gusto eclettico e una straordinaria duttilità
nell'assimilazione di stili disparati: dalla polifonia sacra
rinascimentale alla scrittura corale di Bach e Händel, dai
rapporti con Mozart e Beethoven agli influssi di Gluck, Weber, o di
alcuni fra i maggiori contemporanei romantici. Dagli aspetti più
tormentati e radicalmente innovatori del romanticismo la poetica di
Mendelssohn rimase lontana: costante è nella sua opera
l'attenzione alla limpida eleganza formale.
Nell'ampia produzione cameristica già l'Ottetto (1825) definisce
bene certe dimensioni della poetica del compositore, che si realizzano
compiutamente in alcuni dei quartetti e nel Trio op. 49 (1839), in un
clima di serena eleganza cui sfuggono peraltro certe tensioni cupe e
drammatiche del Sesto quartetto op. 80 (1847).
L'inclinazione di Mendelssohn a un'ispirazione fiabesca, di aerea
levità fantastica, trova alcune delle sue più compiute
espressioni nelle musiche di scena per il Sogno di una notte di mezza
estate (1842) di Shakespeare, in certe ouvertures orchestrali
(particolarmente Le Ebridi o La grotta di Fingal, 1829 e 1832), o nelle
evocazioni paesistiche della Terza sinfonia "Scozzese" (1842). Assai
celebri in campo sinfonico sono la Quarta sinfonia "Italiana" (1830-33)
e la Quinta sinfonia "Riforma" (1829-30) mentre sono poco note
l'immatura Prima sinfonia (1824) e la Seconda sinfonia (1840), con soli
e coro nell'ultimo tempo. Nel campo della musica corale Mendelssohn ha
lasciato prove significative con la cantata profana La prima notte di
Valpurga (1841; dal Faust di Goethe), ammirata da Berlioz, e,
soprattutto, con i due oratori Paulus (1832-36) ed Elijah (1837-46), in
cui la coralità di Bach e Händel è rivissuta con
nuovi spiriti romantici, e nella produzione sacra propriamente detta,
comprendente tra l'altro 5 cantate, salmi, pagine per coro solo,
mottetti quali Lauda Sion (1845-46). Significative anche alcune delle
pagine per organo e alcuni dei Lieder per canto e pianoforte.
Nella produzione pianistica sono particolarmente noti gli 8 fascicoli
dei Lieder ohne Woste (1829-45; Lieder senza parole), trasposizione del
Lied per voce e pianoforte, che di Schubert conservano la freschezza e
la cantabilità, ma forse il capolavoro pianistico di Mendelssohn
sono le Variations sérieuses (1841).
Da ricordare inoltre i due concerti per piano e orchestra, che
indulgono al virtuosismo, e soprattutto il celebre Concerto in mi
minore per violino (1844), capolavoro di serena eleganza e di bellezza
melodica.
La musica di Mendelssohn si impose comunque per la sua straordinaria
nitidezza. L'afflato romantico trovava nelle sue invidiabili doti un
equilibrio di grande classicità. Lontano dai turgori
beethoveniani e schumanniani egli si ergeva a icona di un romanticismo
classicheggiante e armonioso: una contraddizione, se vogliamo, che
ancor oggi molti musicologi evidenziano. Una contraddizione che
probabilmente se Mendelssohn avesse potuto vivere più a lungo
avrebbe forse dissolto.