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Studiò al Conservatorio
della città natale con L. Nikolaev, M. Stejnberg e A.
Glazunov e si segnalò fin dal 1926 con la Prima Sinfonia.
Nel clima fervido delle avanguardie rivoluzionarie sovietiche
maturarono i suoi primi lavori, che rivelano un temperamento
incline a valersi ecletticamente di diverse suggestioni, facendo
coesistere influssi di P. Hindemith e di A. Berg, di S. Prokofev e
del gruppo dei Sei in un contesto in realtà originalissimo,
dove prevalgono il gusto ironico e grottesco, il gesto beffardo e
aggressivo, il sarcasmo provocatorio, per lo più in
rapporto dialettico con esuberanti slanci comunicativi. Se gli
aspetti più accentuatamente estrosi, più graffianti
e satirici della vena di Sostakovic si ravvisano in un capolavoro
come Il naso (Leningrado, 1930), l'altra sua opera teatrale, Lady
Macbeth del distretto di Mtzensk (Leningrado, 1934; una nuova
versione fu intitolata Katerina Ismailova, Mosca, 1963), ne rivela
la violenta vena drammatica, le tensioni aderenti a
un'efficacissima evidenza teatrale. Una simile "teatralità"
si trova, con diverse connotazioni, anche in molta musica
strumentale di Sostakovic e nella sua assunzione di influssi di M.
Musorgskij e G. Mahler. Si è soliti vedere una svolta
nella sua produzione in rapporto agli attacchi subiti nel 1936 a
opera di A. Zdanov in nome dei principi del realismo socialista (a
essi Sostakovic dichiarò di voler rispondere con la Quinta
Sinfonia, 1937), e in seguito nel 1948. Tuttavia una certa
semplificazione del linguaggio, una rinuncia alle tensioni vicine
all'atonalità ravvisabili in certe opere giovanili, e
qualche cedimento a una vena di retorica eloquenza celebrativa non
consentono di affermare che sia avvenuto un mutamento radicale e
sostanziale nella poetica di Sostakovic. Si nota in diversi
lavori (e nella stessa Quinta Sinfonia) che l'ottimismo delle
dichiarazioni ufficiali non sempre (o non del tutto) corrisponde
all'effettiva sostanza musicale, in cui riemergono più
volte gelide tensioni e un pessimismo cupo e doloroso
caratteristici della personalità di questo musicista.
Della sua vastissima e discontinua produzione si ricordano,
oltre ai lavori teatrali citati, le 15 sinfonie, i 15 quartetti,
le cantate e le liriche, la musica da camera e per pianoforte, i
balletti L'età dell'oro (Leningrado, 1930) e Il bullone
(Leningrado, 1931), i concerti. Ha inoltre riorchestrato il
Boris Godunov e la Kovancina di Musorgskij. Rilevante anche la
sua attività di compositore per il cinema, iniziata in
periodo muto con la partitura per La nuova Babilonia (1929). Per
G. Kozincev e L. Trauberg musicò anche Sola (1931) e la
"trilogia di Massimo" (1935-39); per Kozincev Amleto
(1964). Per S. J. Jutkevic Le montagne d'oro (1931), Contropiano
(1932), L'uomo col fucile (1938). Per A. Dovzenko Micurin (1948).
Per M. Ciaureli, in collaborazione con H. Eisler, La caduta di
Berlino (1950) col famoso assolo di pianoforte in contrappunto
all'avanzata dei carri armati vittoriosi. Per J. Ivens Il
canto dei fiumi (1954-55), con le canzoni da lui composte affidate
alla voce di P. Robeson. Nel 1976, con musiche sue, è
stata preparata una nuova edizione sonora de La corazzata Potëmkin
(1925) di S. Ejzenstejn. Dmitry Sostakovich è stato
sicuramente il maggior autore russo del Novecento, con
Stravinskij, pur se una parte delle sue composizioni furono il
risultato di compromessi con il regime, più che il frutto
di una libera creatività. Un dualismo che gli provocò
non poche lacerazioni interiori e, a seconda del momento politico,
esposizioni al pubblico ludibrio o onorificenze prestigiose e
manifestazioni di grande apprezzamento da parte del governo.
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