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Figlio ultimogenito del violinista
Johann Ambrosius Bach, Johann Sebastian si dimostrò, degno
erede della secolare tradizione familiare, precocissimo talento
musicale. Nel 1693-95 frequentò la scuola di latino di
Eisenach e, dopo la morte dei genitori (1694-95), fu accolto a
Ohrdruf dal fratello Johann Christoph, che gli impartì
lezioni di organo e clavicembalo. Nel 1700 Bach lasciò la
famiglia del fratello per recarsi a Lüneburg, dove entrò
a far parte del coro della Michaeliskirche e conobbe Georg Böhm.
Frequentò inoltre la biblioteca locale, che raccoglieva
numerose musiche dei sec. XVI e XVII. Durante alcuni soggiorni ad
Amburgo poté ascoltare J. A. Reinken e forse opere teatrali
di Reinhard Keiser. Dopo essere stato per poco tempo
violinista presso la corte di Sassonia-Weimar, nel 1703 divenne
organista titolare di S. Bonifacio ad Arnstadt e in breve tempo
acquisì una vasta rinomanza come virtuoso. Nel 1705 si
recò a piedi a Lubecca (400 km) per ascoltare il famoso
organista Buxtehude e anche con la speranza di succedere all'ormai
anziano maestro; ma tale speranza non si attuò: anzi,
essendosi Bach fermato a Lubecca quattro mesi invece di uno,
perdette il posto ad Arnstadt. Nel 1707 fu però
chiamato all'organo di S. Biagio a Mühlhausen (dove sposò
la cugina Maria Barbara) e qui compose un gran numero di pezzi per
organo e le prime cantate che ci sono pervenute. Alcuni
dissidi con gli immediati superiori lo portarono nel 1708 alle
dimissioni e al trasferimento presso la corte di Sassonia-Weimar
come organista e musico da camera (violinista e violista). A
Weimar continuò a comporre musica per organo,
particolarmente gradite al duca, conobbe J. G. Walther ed ebbe
modo di studiare la musica contemporanea italiana, trascrivendo
concerti di Vivaldi, Marcello, Legrenzi, Corelli e altri e
copiando di proprio pugno i Fiori musicali di Frescobaldi. Nello
stesso tempo crebbe fino a diventare leggendaria la sua fama di
insuperabile organista, consacrata dai concerti che tenne nel
1713-17 a Dresda, Halle, Lipsia e in altri centri.
Contrariamente, però, a quello che ci ha tramandato la
storiografia ufficiale, Bach non aveva affatto un carattere facile
e conciliante e questo può essere uno dei motivi per cui
Bach abbandonò nel 1717 il posto a Weimar, in completa
disgrazia presso il duca, anche se non sono stati ancora
definitivamente chiariti. Fatto sta che nello stesso anno
assunse la carica di maestro di cappella alla corte riformata del
principe Leopold a Köthen, con l'incarico di comporre cantate
d'occasione e musiche concertistiche. Il fatto che la musica
sacra non fosse molto praticata a Köthen gli consentì
di dedicarsi con maggiore applicazione alla musica strumentale e a
quel periodo risalgono appunto i 6 Concerti brandeburghesi, le
suites e sonate per strumenti soli o accompagnati e soprattutto
molta musica per cembalo, fra cui spicca il primo volume del
Clavicembalo ben temperato. Nel 1721, dopo la morte di Maria
Barbara, Bach sposò in seconde nozze la cantante Anna
Magdalena Wülcken, figlia di un trombettista locale. Il
periodo di Köthen si concluse nel 1723, quando Bach accettò
il posto di Kantor nella chiesa di S. Tommaso a Lipsia, lasciato
vacante da J. Kuhnau. Pur continuando a mantenere il titolo di
Kappellmeister a Köthen, non abbandonò più
Lipsia, anche se dissidi e attriti con i superiori laici ed
ecclesiastici gli procurarono non poche amarezze. Durante i
primi anni di attività a Lipsia compose un gran numero di
cantate sacre e le grandi Passioni, ritornando alla musica
strumentale solo verso il 1726. Nel 1729 e fino a ca. il 1740
assunse la direzione del Collegium musicum universitario per il
quale compose numerose cantate profane e concerti per uno e più
cembali nonché molta musica strumentale di vario genere.
Il ventennio 1730-50 fu occupato dalla composizione della
Messa in si minore (1733; in parte dedicata all'elettore e re
cattolico di Dresda Augusto III), alla rielaborazione di sue
musiche precedenti, alla soluzione di problemi di contrappunto
(esempio illuminante in tal senso è il secondo volume del
Clavicembalo ben temperato) e a lavori pedagogici. Nel 1747 il re
Federico II di Prussia lo invitò a Berlino, riservandogli
grandi onori e assistendo ammirato alle sue magistrali
improvvisazioni. Tornato a Lipsia, Bach riconoscente inviò
al sovrano l'Offerta musicale, rigorosa elaborazione delle
improvvisazioni berlinesi. Verso il 1749 la salute del compositore
cominciò a declinare; la vista si affievolì sempre
più e a nulla valsero le operazioni tentate da un oculista
inglese di passaggio a Lipsia. Ormai completamente cieco, Bach
dettò l'Arte della fuga (la sua ultima grande composizione
rimasta incompiuta) prima di esser colto da collasso cardiaco,
sopraggiunto poche ore dopo un prodigioso recupero delle facoltà
visive. L'uso che Bach fa del contrappunto è brillante
ed innovativo e l'immensa complessità del suo stile
compositivo, che spesso includeva simboli religiosi e numerologici
che si fondevano perfettamente in costruzioni armoniche profonde e
ricche di segreti, tanto che ancora oggi destano meraviglia. Ma
nonostante l'universale stima che raccoglie, la figura di Bach non
ha ancora trovato una collocazione definitiva e per tutti
convincente nella storia della musica. Superata la concezione che
vede in lui solo il perfezionatore sommo e la sintesi finale di
tutta una tradizione musicale, dal Rinascimento al Barocco,
restano ancora da chiarire molti problemi che concernono i
rapporti della sua musica con quella dei contemporanei e,
soprattutto, dei musicisti posteriori, fino alle esperienze più
moderne. Se è vero che il continuo riferirsi,
specialmente nella tarda maturità lipsiense, alle musiche
del passato portò Bach a rifiutare risolutamente l'adesione
allo stile galante allora in voga, la compatta concentrazione del
materiale, l'assoluto rigore dell'elaborazione, la geniale
astrattezza dell'invenzione si proiettano verso il futuro, si
riallacciano non a caso alle ultime esperienze di Beethoven, sono
base ineliminabile delle ricerche seriali di Schönberg e di
Webern. In questa prospettiva perdono qualsiasi valore le accuse
di limitatezza culturale e di conservatorismo mossegli dai
contemporanei, per i quali era oggettivamente impossibile
comprendere la reale grandezza artistica e morale del musicista.
Si spiega così la freddezza con la quale furono accolte sia
l'Offerta musicale sia l'Arte della fuga, autentici testamenti
spirituali dell'arte bachiana. Profonda incomprensione fu
riservata anche alla produzione organistica: la fama del virtuoso
soverchiò a lungo quella del compositore e le formidabili
architetture dei pezzi per organo (corali, fantasie, toccate,
preludi e fughe) furono considerate poco più di arido
esercizio accademico, semplice pretesto per mirabolanti esibizioni
esecutive. Eppure in esse, e nelle grandi raccolte di corali
soprattutto, vive tutta la tradizione organistica tedesca
ereditata, ancora sotto l'influenza di italiani e francesi, da
Scheidt, Sweelinck, Buxtehude, Pachelbel e Walther, assimilata da
una mente artistica superiore e sviluppata in una dimensione
nuova, trascendente il ruolo meramente funzionale di complemento
del servizio religioso. Ispirate alla stessa profonda
religiosità che caratterizza i corali per organo sono le
cantate sacre che, durante l'intero arco della sua creatività,
Bach, convinto credente e spirito intimamente religioso, compose
per la liturgia della Chiesa riformata. Anch'esse rivelano una
summa di sapienza polifonica, di equilibrio costruttivo, di
perfezione nel trattamento delle voci, di vigore dinamico
nell'accompagnamento strumentale: caratteristiche che confluirono
negli oratori e soprattutto nelle uniche due grandi passioni
rimasteci delle quattro composte, la Passione secondo San Matteo e
quella secondo San Giovanni, sintesi compiuta e apice indiscusso
di tutta la tradizione musicale protestante. Strutturalmente
affini alle cantate sacre sono le cantate profane, testimonianza
di una disposizione spigliata e spesso venata di uno humour
bonario. Le musiche strumentali testimoniano la costante
attenzione che Bach rivolse sempre alle parallele esperienze
italiane e francesi. Nei Concerti brandeburghesi, nei concerti
per violino, nelle sonate e partite per violino solo, nelle sonate
per violino e cembalo, nelle suites per violoncello e in tutte le
composizioni che risalgono al periodo di Köthen si ritrovano,
amalgamati in un superiore equilibrio, i modelli italiani del
concerto grosso, il gusto francese per un vivo colorismo timbrico,
la sapienza germanica della costruzione contrappuntistica.
Ulteriore smaterializzazione del linguaggio e compiuta
perfezione dei rapporti architettonici caratterizzano la musica
strumentale che Bach compose nel periodo lipsiense e nell'epoca in
cui diresse il Collegium musicum: fra l'altro due ouvertures per
orchestra e i magistrali concerti per uno o più
clavicembali e per strumenti solisti, in parte trascrizioni di
musiche precedenti, proprie o altrui. Monumentale è
anche la produzione propriamente cembalistica, molto affine nella
concezione formale ai pezzi per organo. Sono da ricordare lo
slancio delle toccate, la purezza delle invenzioni, sinfonie,
suites e fantasie del periodo di Köthen, la perfezione dei
due volumi del Clavicembalo ben temperato, l'eccellente esempio di
magistrale tecnica della variazione, di inesauribile facoltà
inventiva rappresentato dalle Variazioni Goldberg. Infine non
vanno dimenticate le composizioni didattiche (i Büchlein di
Anna Magdalena Bach e di Wilhelm Friedemann Bach, le tre parti del
Klavierübung), i pezzi per liuto, la musica da camera e tanti
altri lavori di vario genere, tutti dotati di profondo e autonomo
significato nel quadro della produzione musicale bachiana, che fu
vastissima ma non lasciò mai spazio a composizioni
"minori". Dopo la morte, nonostante l'opera di
diffusione dei celebri figli e degli allievi H. N. Gerber, J. F.
Agricola, J. J. Quantz, la sua musica fu dimenticata per oltre
cinquant'anni. Solo agli inizi dell'Ottocento e con una storica
riesecuzione della Passione secondo San Matteo diretta da
Mendelssohn a Berlino (1829), cominciò a essere riscoperta,
studiata e apprezzata.
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