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Alternando a un'intensa attività
didattica (Conservatorio Franz Liszt di Budapest, Columbia
University e lezioni private) e concertistica e alla composizione
frequenti viaggi con lo scopo di raccogliere canti popolari, ha
svolto una vasta mole di lavoro che, unitamente alla sua
straordinaria personalità, alla novità del suo
insegnamento, al rigore scientifico del metodo della raccolta e
dell'elaborazione del materiale folcloristico, e in primo
luogo alla qualità delle sue composizioni, gli ha
assicurato un posto preminente nella vita musicale ungherese ed
europea nella prima metà del Novecento.
Famoso
concertista fin dalla gioventù in patria e all'estero,
Bartók si è poi esibito in duo pianistico con la
seconda moglie Ditta Pásztory. Come insegnante di
pianoforte ha compilato una Scuola (in collaborazione con
Reschofsky) e una raccolta di un'ottantina di pezzi Per bambini
(1908-09, revisione 1945), contenente il meglio del tesoro
folcloristico da lui raccolto (lo stesso dicasi dei 44 duetti per
violino).
Infine coi 143 pezzi compresi nei sei fascicoli
del Mikrokosmos, Bartók intendeva educare gli alunni non
solo nel senso di un graduale addestramento tecnico, ma anche in
quello di un'apertura sempre più larga alla conoscenza di
stili e modi espressivi sempre più vari.
Gli
studi
Come musicologo Bartók, da
solo e in compagnia di Z. Kodály, si è dedicato
dapprima alla raccolta del solo materiale musicale folcloristico
ungherese, estendendo ben presto le ricerche al folclore anche
slovacco, romeno, iugoslavo, turco e arabo. Numerosi volumi di
elaborazione scientifica di tale materiale sono stati pubblicati
ancora vivente Bartók, altri poco dopo la sua morte, mentre
è ancora in corso la pubblicazione, per opera degli alunni
e dei seguaci, presso l'Accademia d'Ungheria, di molta altra parte
del ricchissimo materiale ungherese raccolto. Se la canzone
popolare di tante nazioni è debitrice verso Bartók
della sua sopravvivenza, a sua volta Bartók è
debitore alla canzone popolare del suo linguaggio di compositore,
come egli stesso ha illustrato: "La conoscenza della
musica dei contadini è stata per me di importanza
straordinaria, perché mi ha reso possibile una completa
liberazione dal predominio delle scale maggiori e minori. La
parte più ricca e più preziosa del tesoro melodico
raccolto risulta costruita negli antichi modi ecclesiastici, greci
e ancora più antichi (pentatonici)...". Dalla
canzone popolare Bartók imparò anche numerosi moduli
ritmici, che lo aiutarono a superare gli influssi iniziali di
Brahms, Dohnányi, R. Strauss, Liszt e Debussy.
Le
composizioni
Bartók compose tre
pezzi teatrali: l'opera Il castello del principe Barbablù
(1918), il balletto Il principe scolpito in legno (1917) e la
pantomima Il mandarino meraviglioso (1925). Principali opere
orchestrali: sette concerti (tre per pianoforte, due per violino,
uno per viola e uno per orchestra sola), due suites, una
rapsodia per pianoforte, un poema sinfonico (Kossuth), due
ritratti, due quadri, Scene ungheresi, Divertimento per
orchestra d'archi, Musica per archi, celesta e percussione.
Musica da camera: sonate e rapsodie per violino e pianoforte,
per violoncello e pianoforte, il trio Contrasts, sei quartetti
per archi, la Sonata per due pianoforti e percussione. Musica
corale con e senza accompagnamento: la Cantata profana e numerose
trascrizioni di canti popolari. Musica strumentale: Sonata
per violino solo, Quattro pezzi, Quattordici bagattelle, Suites,
Improvvisazioni, Burlesche, Nenie, Elegie; le raccolte Quindici
canti contadini ungheresi, Danze popolari romene, Dieci pezzi
facili, Nove piccoli pezzi, e poi ancora una Piccola suite,
una Sonata, una Sonatina, i cinque pezzi per pianoforte di
All'aperto (ciclo in cui La musica della notte, accanto al tempo
lento della Musica per archi e ai quartetti, rivela l'altra
grande fonte di ispirazione bartokiana: lo studio dei rumori
della natura e le ricerche timbriche per esprimerli col
linguaggio della musica).
Le
lettere
Per la conoscenza del Bartók
uomo le sue Lettere danno un quadro suggestivo ma non
completo. La comunicativa della gioventù si trasforma nelle
lettere dell'età matura in laconicità, l'estroversa
sincerità in pudico ritegno. Incapace di compromessi,
Bartók da nazionalista romantico diventa fautore di
fratellanza fra tutti i popoli. Quando davanti al dilagare
del nazismo sceglie l'esilio in America, tornano nelle sue
composizioni stilemi e reminiscenze che parlano della struggente
nostalgia per la terra natale. Nel campo religioso si
hanno documenti scritti solo sull'ostentato materialismo del
Bartók giovane in alcune lettere d'amore e, più
tardi, una comunicazione non approfondita che rivela la sua
adesione alla setta protestante dei battisti; ma il ricorrere
insistito nell'indicazione dei tempi lenti delle opere tarde e
dell'aggettivo "religioso" autorizza a supporre che
anche in questo campo il pensiero di Bartók abbia subito
una notevole evoluzione.
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