Ha studiato con Ghedini a Milano e con
Dallapiccola a New York.
Tra i precursori in Italia della musica elettronica, nel 1954,
ha fondato con Bruno Maderna lo Studio di Fonologia
Musicale alla RAI di Milano, che ha diretto fino al 1959.
Ha insegnato a Darmstadt, a Colonia e all'IRCAM di Parigi,
in diverse università statunitensi ed è docente presso la
Harvard University.
Nel 1995 ha ricevuto il Leone d'oro alla carriera durante il Festival
di musica contemporanea di Venezia.
Passione per la ricerca e spirito d'avventura hanno fatto di Berio
uno dei compositori più interessanti del dopoguerra italiano.
Interessato al rapporto tra il suono e la parola, ha lavorato con John
Cage sulla fonologia e con U. Eco sulla lingua e sulla sintassi di
Joyce.
Il contatto con le avanguardie l'ha portato a indagare i campi
più inesplorati della vocalità femminile, in questo
ispirato anche
dalla moglie, la cantante statunitense Cathy Berberian (si segnalano
Epiphanie /1959-61 e Circles 1960); inoltre ha manipolato la materia
sonora e timbrica con la serie Sequenze, ognuna dedicata a un diverso
strumento, un vero e proprio work in progress cominciato
nel 1958 con il flauto e arrivato fino al 1995 alla XIII sequenza per
fisarmonica.
Nella sua sbrigliata fantasia musicale Berio utilizza tutti i materiali
sonori, dai Beatles ai canti popolari alle più ardite invenzioni
moderne, realizzando quella commistione e compresenza di linguaggi che
è
la cifra espressiva della nostra epoca.
L'espressione più alta di questa ricerca è Sinfonia
(1968).
Se la musica vocale ha assunto negli ultimi decenni del Novecento
un'importanza sempre maggiore nella produzione di Berio, è il
teatro musicale l'approdo finale con Opera (1970, considerato da molti
il suo capolavoro), La vera storia (1978, su testo di Calvino),
Un re in ascolto (1983, da Shakespeare), Outis (1996) e
Cronaca del luogo (1999).
Nel 2000 è stato eletto presidente dell'Accademia di Santa
Cecilia.