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Claude-Achille
Debussy
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Allievo di Marmontel, Lavaignac e Guiraud,
nel 1884 vinse il Prix de Rome con la cantata L'Enfant prodigue, ancora
fortemente influenzata da Lalo e Massenet. Durante il soggiorno romano
compose Printemps e La demoiselle élue; quest'ultima, su testo
di D. G. Rossetti, interessa più per l'incontro con il
simbolismo e i preraffaelliti inglesi che per i suoi intrinseci valori
musicali. Tornato a Parigi nel 1887, Debussy conobbe Mallarmé e
divenne un fervente ammiratore di Wagner. Recatosi a Bayreuth nel 1888
e nel 1889, componeva nel 1890 i Cinq poèmes de Baudelaire, che
rivelano l'evidente influsso di Wagner, nei cui confronti rappresentano
contemporaneamente un tributo e una liberazione. Erano stati preceduti
nel 1888 da un'altra raccolta per voce e pianoforte, le 6 Ariettes
oubliées, di carattere più personale. Nel 1889 Debussy
conobbe la partitura del Boris di Musorgskij e la musica giavanese.
Dopo il Quartetto (1893), il Prélude à
l'après-midi d'un faune (1892-94), ispirato all'egloga di
Mallarmé, segna la prima manifestazione originale del genio di
Debussy. Questo brano si afferma come un fatto assolutamente nuovo sia
per la concezione formale, sia per la mobilità ritmica e sia,
soprattutto, per l'originale uso del timbro; si ravvisa inoltre la
tendenza a superare le funzioni costruttive e dialettiche dell'armonia
tradizionale. La novità dello stile di Debussy non trova
rispondenze nella situazione musicale della Francia di allora,
bensì nelle poetiche dell'impressionismo e del simbolismo in
campo letterario e pittorico. Debussy può essere considerato il
primo musicista d'avanguardia del Novecento, padre della musica moderna
per le sue innovazioni. Pierre Boulez sostiene che, come la poesia
moderna ha le radici in certi poemi di Baudelaire, così si
può dire con fondatezza che la musica moderna si sveglia
nell'Après-midi d'un faune. (2) A partire dal momento in cui
comparve la musica di Debussy, la storia della musica compì un
notevole cambio di rotta. Sin dai primi anni del Conservatorio, il
giovane Debussy era risultato insofferente verso le regole dell'armonia
tradizionale. La rivoluzione da lui attuata non fu fine a se stessa,
era un mezzo per perseguire gli ideali della sua estetica. Le
innovazioni strettamente tecniche, come l'uso degli intervalli
dissonanti, di accordi non legati tra loro, delle scale pentatoniche ed
esatonali, fecero sentire la sua musica particolarmente acre e
assolutamente nuova. Solo per portare un esempio, Debussy fa un largo
uso dell'intervallo di seconda, che dà all'orecchio quasi una
sensazione di rumore, come ha sottolineato Jankélévitch
in uno dei suoi studi su Debussy, introducendo nella sua analisi l'idea
che il musicista faccia spesso "uso della violenza per annientare
l'espressione". Ma quando ascoltiamo la sua musica "ecco che le vene
sono prese da suoni avvolti a spira come i viticci che nascono dal
tralcio della vite e c'è chi passando li coglie teneri come sono
e quanto più ne assapora l'asprezza più gli piace". In
quest'ottica l'esperienza di teatro musicale si lega a uno dei testi
che parvero allora quasi un manifesto della poetica teatrale simbolista
di rottura con la tradizione: Pelléas et Mélisande di
Maeterlinck (1893). L'opera fu rappresentata nel 1902, scandalizzando
per il suo rifiuto delle convenzioni del melodramma e di quelle del
Wort-tondrama wagneriano. Prima del 1902 Debussy aveva intanto ultimato
i Trois Nocturnes per orchestra (1897-99), in cui novità
timbrica e libero fluire della costruzione formale appaiono ancor
più maturi che nell'Après-midi; le Trois chansons de
Bilitis (1897) su testi di P. Louys, per voce e pianoforte, e diversi
brani pianistici che sarebbero stati pubblicati più tardi nelle
raccolte Suite bergamasque (1890-1905) e Pour le piano (1896-1901); a
essi seguirono Estampes (1903), le due serie di Images (1905, 1907),
Children's Corner (1906-08), che rivelano ormai compiuta la maturazione
di una nuova scrittura pianistica. In campo orchestrale, La Mer
(1903-05) e le tre Images (Ibéria, Rondes de printemps, 1906-12,
Gigues, 1909-12) tendono a un disegno più nitido e plastico e a
una struttura più ampia e solida. Brani come il secondo di La
Mer o di Ibéria prefigurano gli esiti degli ultimi lavori. A
essi appare ancora più vicina la musica di scena per il Martyre
de Saint Sébastien (1911) che, nonostante la presenza del testo
dannunziano, tanto lontano dalla poetica di Debussy, tocca vertici
assai elevati. Anche Jeux, breve balletto scritto nel 1912 per
Djagilev, nacque con una destinazione teatrale. È una pagina
decisiva per la musica del Novecento: "segna l'avvento di una forma
musicale che, istantaneamente rinnovantesi, implica un non meno
istantaneo modo di ascoltare" (Boulez). Ad analoghi esiti pervengono
altri lavori dell'ultimo Debussy: i due libri dei Préludes per
pianoforte (1910-13) possono essere considerati opera di transizione
tra le Images e le Études (1915) o En blanc et noir (1915). Le
tre sonate (per violoncello e pianoforte, 1915; per flauto, viola e
arpa, 1915; per violino e pianoforte, 1917), nonostante il loro
richiamarsi ad antiche tradizioni francesi, si tengono lontane da ogni
accademismo. Altri lavori significativi sono le raccolte per canto e
pianoforte, tra cui Fêtes galantes I e II (1892, 1904) su testi
di Verlaine; Proses lyriques (1892-93) su testo proprio, Trois ballades
de F. Villon (1910), Trois poèmes de Mallarmé (1913).
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