Di umili origini, poté studiare a Praga solo dal 1857 e si
guadagnò da vivere suonando la viola in orchestrine e più
tardi nell'orchestra del teatro nazionale ceco, diretta da Smetana. Nel
1875 per intervento di Hanslick e Brahms, con il quale conservò
rapporti di amicizia e devota ammirazione, ottenne una borsa di studio
dal governo austriaco.
Contemporaneamente le sue composizioni si
vennero liberando dagli influssi wagneriani, mentre accanto
all'interessamento ai classici, il musicista sviluppò un'azione
di recupero del folclore slavo.
La copiosa produzione di Dvorák ottenne in Europa un crescente
successo, fino al trionfo conseguito nel 1884 in Inghilterra, quando
andò a dirigervi lo Stabat Mater.
Da allora i viaggi si fecero sempre più frequenti: Dvorák
fu considerato uno dei massimi compositori del suo tempo, ebbe un gran
numero di riconoscimenti e, dal 1892 al 1895, l'incarico di dirigere il
Conservatorio di New York.
Nelle opere scritte durante il soggiorno americano si avverte
l'interessamento per il
folclore locale; il ritorno in patria (1895) segnò l'inizio
dell'ultima fase della sua
produzione, caratterizzata da un preminente interesse per il teatro
musicale e il
poema sinfonico.
Il linguaggio di Dvorák si ispirò a diverse componenti:
accanto a elementi lisztiani e wagneriani, fu determinante l'influsso
di Brahms in un quadro che accolse la
lezione dei classici, da Beethoven a Schubert, e una fresca vena
alimentata
dal folclore slavo.
Nelle opere migliori l'equilibrio che si instaurò tra queste
componenti determinò un linguaggio immediato ed espansivo, ma
sorretto da un sicuro senso formale.
Poté così effondersi un romanticismo che, impregnato di
lirismo elegiaco o teso a esiti drammatici, si mantenne su toni medi,
con accenti di spontanea giovialità, di ingenua freschezza o di
forte suggestione evocativa.
Nella vasta produzione di Dvorák uno degli aspetti più
rilevanti è costituito dalle nove sinfonie, in particolare dalle
ultime cinque (1875-93; notissima l'ultima, in mi
minore op. 95 detta Dal nuovo mondo).
Tra i concerti spicca per nobiltà melodica quello per
violoncello op. 104. La musica da camera, che si estende per la massima
parte dell'arco di attività del compositore (dal 1861 al 1895),
comprende 16 quartetti, 5 quintetti, 4 trii e un sestetto; inoltre
Lieder e musica per pianoforte.
Delle 11 opere teatrali ricordiamo Rusalka (Praga, 1901); tra le
composizioni religiose lo Stabat Mater (1876-77) e l'oratorio Santa
Ludmilla (1885-86)..