Georg Friedrich Handel
 
 


Halle 1685 - Londra 1759

Watermusic


From Andre Rieu's "Live From Radio City Music Hall" in New York City 2004, with the Johann Strauss Orchestra and the Harlem Gospel Choir.



 
 

 

Nato da una famiglia senza particolari tradizioni musicali, studiò a Halle composizione, organo, clavicembalo, violino e oboe, avendo come maestro (fra il 1693 e il 1696 ca.) F. W. Zachow. Divenne quindi organista nella cattedrale cittadina, finché nel 1703 si trasferì, come violinista nell'orchestra diretta dall'allora famoso operista R. Keiser, ad Amburgo, dove ebbe modo di conoscere a fondo l'ambiente teatrale del tempo, di stringere amicizia con il teorico J. Mattheson e di scrivere i primi lavori di un certo impegno. Passato in Italia alla fine del 1706, fu forse a Venezia, sicuramente a Firenze, quindi a Roma, dove si fece apprezzare come organista e compositore di musiche vocali sacre e profane, entrò in contatto con i maggiori compositori italiani del momento e scrisse una serie di celebri cantate (1706-08) e i fortunati oratori Il trionfo del tempo e del disinganno (ca. 1708) e La Resurrezione (1708). Nel 1708 si recò a Napoli e l'anno successivo a Venezia, dove la sua opera Agrippina ottenne un successo clamoroso. Poco dopo divenne maestro di cappella del principe elettore Giorgio Luigi ad Hannover e in varie riprese fu a Londra, dove infine si stabilì (1712), in seguito al successo dell'opera Rinaldo (1711). Nella capitale inglese collaborò attivamente con iniziative teatrali e compose lavori di circostanza per la corte (Ode per la regina Anna e Utrecht Te Deum, entrambi 1713), trovando protezione, nonostante l'ostilità dell'ex elettore di Hannover divenuto re di Gran Bretagna e Irlanda con il nome di Giorgio I nel 1714, presso aristocratici come il conte di Burlington (1714-17) e il duca di Chandos (1717-19 ca.). Per quest'ultimo fu direttore della cappella privata nella sontuosa residenza di Cannons, realizzando alcune fra le sue opere più famose: la composizione orchestrale Watermusic (1717), otto suites per cembalo, grandi lavori corali (le undici Chandons Anthems, 1717-20; tre Te Deum, 1713-20 ca.; il lavoro teatrale Acis and Galatea, 1719 o 1720). In seguito divenne direttore della Royal Academy of Music, nata per favorire la rappresentazione a Londra di opere italiane. Pungolato dalla concorrenza di O. Ariosti e G. B. Bononcini, Händel produsse in quegli anni (1720-27) una serie di melodrammi di altissimo livello: Ottone (1723), Giulio Cesare (1724), Tamerlano (1724), Rodelinda (1725), Alessandro (1726), Admeto (1727). Una violentissima diatriba fra le cantanti Cuzzoni e Bordoni e il travolgente successo del nuovo genere della ballad opéra portarono al fallimento della Royal Academy e procurarono gravi difficoltà al suo impresario, che tuttavia continuò ad agire in proprio al teatro Haymarket, avendo un grande rivale in N. Porpora. Parallelamente all'opera Händel iniziò in quegli anni a sviluppare un nuovo genere di oratorio drammatico, graditissimo al pubblico inglese, i cui primi esempi furono Esther (1732), Deborah (1733) e Athalia (1733). Il gravissimo deficit della sua gestione teatrale lo costrinse nel 1737 ad abbandonare l'attività di impresario, mentre una paralisi sembrò dover troncare la sua creatività. Tuttavia egli si riprese, continuò a comporre e nel 1741 accettò un invito a Dublino rivoltogli dal viceré d'Irlanda e in tale città fece eseguire l'anno successivo, riscuotendo un successo strepitoso, il suo capolavoro, l'oratorio Messiah (Il Messia). Il ritorno a Londra gli procurò inizialmente molte amarezze e solo con gli oratori a carattere epico-patriottico Occasional Oratorio (1746) e Judas Maccabaeus (1747) riconquistò il pubblico aristocratico della capitale, potendo così riprendere alacremente a comporre, anche dopo la progressiva (dal 1751) perdita della vista. Morendo, lasciò un rimpianto universale e una fama che non si sarebbe mai attenuata neppure nei secoli successivi. Fu tumulato nell'abbazia di Westminster. La monumentale opera di Händel, in cui si realizzò la sintesi perfetta di un'epoca intera, quella barocca, si colloca come una delle più prodigiose esperienze artistiche nella storia della musica occidentale, confrontabile per ampiezza e valore soltanto con quella di J. S. Bach. Dal suo grande contemporaneo Händel si distinse però per il linguaggio più esuberante e cosmopolita, per una costante vocazione teatrale (del tutto sconosciuta a Bach), per la minore complessità delle tecniche compositive. Nella produzione händeliana i grandi oratori drammatici, la cui struttura varia secondo le esigenze, occupano il posto di maggior rilievo, in quanto punto di arrivo di una tradizione pluricentenaria: rispetto ai modelli, ben presenti, di Carissimi, Stradella, Scarlatti, fu geniale e a suo modo rivoluzionaria la fantasiosità dei mezzi musicali adottati. In essi riveste importanza fondamentale e ruolo costante di protagonista il coro, la cui scrittura è sapiente e varia, sempre tesa però a una comunicazione diretta e immediata con gli ascoltatori. Sulla struttura portante di questa parte si inseriscono i pezzi solistici e i ricchi accompagnamenti orchestrali, direttamente legati alla parallela esperienza operistica. Degli oratori, il Messiah è certo il più famoso e artisticamente riuscito, ma sono ancora da segnalare, oltre ai già citati Esther, Athalia e Judas Maccabaeus, Saul (1739), Samson (1743), Belshazzar (1745) e Jephtha (1752). Nel campo teatrale Händel produsse (nella maggior parte durante la sua attività di impresario) oltre una quarantina di opere, in cui il modello italiano fu accolto con notevoli modifiche e snellito con drastiche riduzioni dei recitativi a vantaggio delle arie solistiche: i pezzi a più voci sono pochissimi, il coro ha poco peso, la strumentazione è brillante e moderna seppure subordinata alla voce. Pezzi solistici, intermezzi strumentali, cori e danze furono poi riuniti in un tutto unitario da un istinto teatrale che Händel ebbe più di ogni altro autore del suo tempo. Fra le opere si ricordano ancora: Orlando (1733), Alcina (1735), Berenice (1737), Serse (1738). La grandezza della scrittura vocale di Händel si rivela anche nel vasto genere della musica sacra e d'occasione, coltivato con regolarità fin dai primi anni. Pure nel settore strumentale, in cui la citata Watermusic resta l'esempio più efficace della sua grande sensibilità, la produzione di Händel lasciò un segno indelebile sulla civiltà musicale. I concerti grossi furono chiaramente modellati secondo la tradizione italiana, ma la struttura formale appare ben più elaborata e grandiosa, il gioco virtuosistico più elegante, il discorso musicale più completo e conchiuso. Nei concerti per organo, nelle suites per cembalo e in tutta l'altra musica da camera si notano le testimonianze delle prodigiose capacità tecniche di Händel come esecutore, nonché chiare anticipazioni delle future evoluzioni dei generi trattati. Non è possibile parlare di Händel senza tener presente anche la figura e l'opera di Bach, se non altro per individuare le differenze che corrono tra i due e che sono sostanziali. Nati nello stesso anno nel cuore della Germania, nella stessa zona culturale gravitante intorno a Lipsia, Bach venne educato in un rigido ambiente luterano, chiuso e quasi provinciale, Händel respirò fin da fanciullo un'aria culturalmente più aperta. Mentre Bach non varcò mai i confini della Germania, il suo coetaneo trascorreva appena giovinetto tre anni densi di esperienza in Italia, il paese che era a quel tempo meta ambita dei musicisti di tutta Europa. Ecco allora che si è soliti dire che mentre Bach guardava dentro di sé, Händel guardava intorno a sé, intendendo così fare riferimento alla capacità del tedesco naturalizzato inglese di apprezzare anche gli aspetti mondani della vita del musicista di corte. La sua produzione non fu per questo meno consistente sul piano dell'opera spirituale. Ma forse in Händel prevalse sempre la cantabilità, il senso lirico, più che non l'aspetto squisitamente contrappuntistico strutturale.

 

 
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