Nato da una modesta famiglia, fu avviato
giovanissimo alla musica, che studiò sotto la guida del maestro
di cappella del duomo di Cremona, Marc'Antonio Ingegneri.
A quindici anni, nel 1582, pubblicò la sua prima opera, una
raccolta di Sacrae Cantiunculae a tre voci, cui seguirono nel 1583 i
Madrigali Spirituali a quattro voci e nel 1584 le Canzonette a 3 voci.
La pubblicazione del Primo Libro dei Madrigali (1587) segnò il
suo ingresso nel novero dei più grandi compositori europei del
tempo.
Negli anni giovanili Monteverdi si segnalò anche come suonatore
di viola e in questa qualità entrò nel 1590 nella
cappella musicale del duca Vincenzo Gonzaga a Mantova.
Al suo seguito, fu nel 1595 in Ungheria e nel 1599 nelle Fiandre.
Durante questi viaggi, specie il secondo, ebbe modo di fare
fondamentali esperienze artistiche, venendo a contatto con un ambiente
musicale allora tra i più fervidi e attivi d'Europa. La
crescente importanza del ruolo di Monteverdi presso la corte mantovana,
sia come compositore sia come concertatore e direttore di
manifestazioni musicali, gli valse nel 1603 il titolo di maestro di
cappella del duca Vincenzo.
Nel 1607 esordì nell'ambito teatrale con l'Orfeo su libretto di
Alessandro Striggio, favola in musica commissionatagli dal duca per
rivaleggiare con gli sfarzosi spettacoli della corte fiorentina, che
sette anni prima avevano inaugurato la consuetudine delle opere in
musica con l'Euridice di Peri.
La composizione, l'anno successivo, dell'Arianna (del quale è
pervenuto solo il Lamento, un episodio rielaborato dallo stesso
compositore anche come madrigale a cinque voci e come Lamento della
Madonna in un travestimento sacro per voce e basso continuo), poneva
Monteverdi alla testa del movimento che alle soglie del barocco andava
saggiando le molteplici possibilità espressive offerte dalle
nuove acquisizioni stilistiche quali la monodia accompagnata, lo stile
concertante per voci e strumenti, le forme chiuse, lo stile vocale
virtuosistico, ecc.
Era in certo modo, da parte del musicista, una risposta alle violente
critiche mossegli a più riprese dal canonico bolognese Giovanni
Maria Artusi, che in Monteverdi indicava il rappresentante più
significativo di una corrente iconoclasticamente negatrice dei supremi
ideali di chiarezza e di equilibrio dell'estetica rinascimentale.
Gli anni successivi, gli ultimi trascorsi dal musicista alla corte di
Mantova, furono densi di attività in tutti gli ambiti musicali,
tuttavia spicca la pubblicazione, nel 1610, della prima grande raccolta
di composizioni sacre di Monteverdi, comprendente la Missa senis
vocibus, costruita con la più cerebrale tecnica
contrappuntistica di ascendenza fiamminga, e il grandioso Vespro della
Beata Vergine, ispirato alla festosa misura dello stile concertante
proprio della scuola veneta. Alla morte di Vincenzo Gonzaga (1612),
Monteverdi lasciò la corte mantovana, probabilmente per
contrasti con il nuovo duca Francesco, e l'anno successivo ottenne il
posto, ambitissimo e ben remunerato, di maestro della basilica
veneziana di San Marco.
A Venezia rimase sino alla morte, stimato e onorato come uno dei
più grandi musicisti viventi, attendendo serenamente ai propri
obblighi di maestro di cappella (che prevedevano la composizione di
opere sacre e religiose, purtroppo pervenute solo in parte nella
raccolta Selva morale e spirituale edita nel 1640 e nell'altra,
postuma, Messa a 4 voci et Salmi, del 1650), e impegnandosi in una
fervida attività creativa, sia attendendo con regolarità
alla pubblicazione dei propri madrigali (di cui nel 1638
pubblicò l'ottavo libro, intitolato Madrigali guerrieri et
amorosi e contenente anche composizioni drammatiche, come il
celeberrimo Combattimento di Tancredi e Clorinda su testo tratto dal
XII canto della Gerusalemme Liberata di Tasso, e il Ballo delle
ingrate), sia componendo opere e balletti per nobili famiglie veneziane
e per le corti di Mantova, Parma e Vienna (pagine in gran parte
perdute), sia scrivendo musiche sacre per chiese veneziane.
A coronamento della propria attività compositiva, Monteverdi
scrisse due grandi lavori teatrali per due teatri pubblici di Venezia:
nel 1641 Il ritorno di Ulisse in Patria, su libretto di G. Badoaro, per
il Teatro San Cassiano, e nel 1642 L'incoronazione di Poppea, su
libretto di G. F. Busenello, per il Teatro dei Santi Giovanni e Paolo.
A ragione Monteverdi è stato definito dal maggiore dei suoi
studiosi, L. Schrade, il creatore della musica moderna: sia nei suoi
lucidi scritti di poetica, sia in tutta la sua produzione (con
l'eccezione, forse, di parte delle pagine religiose) Monteverdi afferma
una concezione della musica essenzialmente come fatto espressivo, come
mezzo per rivelare nella loro più vibrante e icastica dimensione
"gli affetti" dell'animo umano.
Nella sua opera si assiste appunto al passaggio dall'estetica
rinascimentale, che poneva nella forma, nell'armonia della struttura il
culmine della perfezione estetica, a quella barocca, che vede in tutti
gli aspetti dello stile musicale altrettanti mezzi per portare in primo
piano il vario e contrastato mondo della psicologia.
Questo trapasso ha come perfetta corrispondenza, sul piano stilistico,
la sostituzione di una prassi compositiva fondata essenzialmente sulle
risorse del contrappunto imitato di ascendenza fiamminga, con una
più libera scrittura, che si modella momento per momento,
impiegando via via sempre più complessi stilemi, sui nuclei
semantici del testo. Gli otto libri di madrigali (1587-1638) permettono
di seguire analiticamente il formarsi di questo stile. L'acquisizione
della dimensione scenica, caratteristica delle opere accolte negli
ultimi tre libri (che sfruttano in misura rilevante anche le risorse
del linguaggio strumentale), è la conseguenza estrema di questa
ininterrotta ricerca di una sempre più icastica consistenza
immaginativa del linguaggio musicale monteverdiano.
Tale linguaggio ha modo di realizzarsi compiutamente nell'ambito del
teatro, caratterizzato da una costante umanizzazione dei personaggi,
che porta Monteverdi dall'elegante e un po' distaccata atmosfera
dell'Orfeo, ancora per tanti aspetti legato al mondo della favola
pastorale rinascimentale, al tenebroso affresco, di sconcertante
audacia realistica, dell'Incoronazione di Poppea, un'opera che non a
torto è stata accostata ai maggiori capolavori shakespeariani.
Il suo lavoro segna il passaggio dalla musica rinascimentale a quella
barocca. Le sue opere possono essere classificate in entrambe le
categorie e fu uno dei principali innovatori che portarono al cambio di
stile, passando dalla musica polifonica rinascimentale allo stile
monodico tipico del barocco.