Figlio di J. G. Leopold e di Anna Maria
Pertl, fu avviato allo studio del cembalo e in seguito del violino e
della composizione dal quarto anno d'età; al 1762 risalgono le
sue prime composizioni, alcune brevi pagine pianistiche.
Nel 1762 compì con il padre e con la sorella Nannerl il primo
viaggio artistico a Monaco e a Vienna, dove suonò dinanzi alla
corte di Maria Teresa. L'anno successivo intraprese il primo grande
viaggio europeo che lo condusse attraverso la Germania, l'Olanda e il
Belgio alla volta di Parigi, dove il fanciullo prodigio suscitò
il curioso interesse del mondo musicale e compose la prima pagina
sacra, il Kyrie K. 33.
Da Parigi Mozart e il padre si diressero a Londra e da qui, attraverso
l'Olanda, la Francia e la Svizzera, tornarono nel 1766 a Salisburgo,
dove Mozart si dedicò sistematicamente alla composizione,
portando su un piano di consapevolezza i molteplici influssi e le
stimolanti esperienze compiute durante il lungo viaggio.
Nel 1768, Mozart affrontò a Vienna le prime prove drammatiche,
componendo l'opera buffa La finta semplice e il Singspiel intitolato
Bastien und Bastienne.
Tornato a Salisburgo, nel 1769 venne nominato maestro dei concerti
presso la corte arcivescovile. Verso la fine dello stesso anno
intraprese, in compagnia del padre, il primo viaggio in Italia,
destinato ad avere un'importanza fondamentale nello sviluppo della sua
personalità estetica.
Verona (dove Mozart venne nominato maestro di cappella onorario
dell'Accademia Filarmonica), Mantova (dove inaugurò con un
concerto il Teatro Scientifico), Milano (dove sotto l'influenza di
Sammartini abbozzò il primo quartetto per archi), Bologna (dove
conobbe Padre Martini che gli impartì lezioni di contrappunto),
Firenze (dove conobbe Nardini e Campioni), Roma (dove fu insignito
dell'Ordine dello Speron d'Oro dal papa e dove trascrisse dopo una sola
audizione il Miserere di G. Allegri), Napoli (dove entrò in
contatto diretto con la gloriosa tradizione dell'opera buffa) furono le
principali tappe dell'importante viaggio. Tornato a Milano per
l'esecuzione del Mitridate, re di Ponto (1770), commissionatogli dal
governatore austriaco conte Firmian, intraprese l'anno successivo il
viaggio di ritorno a Salisburgo. Altri due viaggi in Italia fece nello
stesso 1771 (anno nel quale compose per Milano la serenata Ascanio in
Alba, su testo di G. Parini, seguita l'anno successivo dal dramma per
musica Lucio Silla, su testo di G. de Gamerra) e nel 1773.
Nonostante i proficui risultati di ordine culturale, sul piano pratico
entrambi i viaggi si rivelarono un fallimento, perché Mozart non
riuscì a trovare, come cercava, una sistemazione presso una
corte italiana.
Tornato a Salisburgo, i rapporti con il nuovo vescovo Hyeronimus
Colloredo, restio a concedere a Mozart ulteriori permessi ad
abbandonare la città, vennero facendosi sempre più tesi.
Mozart sentiva, d'altra parte, sempre più opprimente il peso di
un ufficio che lo costringeva in una città di provincia e che
gli limitava le possibilità di nuove e formative esperienze,
così come di più proficui rapporti di lavoro.
In cerca di una nuova sistemazione, più confacente alla sua
personalità, partì per Parigi nel 1777, ma la
città lo accolse freddamente.
Alla delusione sul piano professionale si aggiunse la tragica perdita
della madre, che lo aveva seguito in Francia. Rientrato a Salisburgo,
Mozart riprese di malavoglia, nel 1779, il servizio come organista
presso il duomo e la corte.
Dopo la trionfale esecuzione di Idomeneo, re di Creta a Monaco di
Baviera (1781), un ennesimo scontro con il vescovo Colloredo, che aveva
usato nei suoi confronti un atteggiamento sprezzante e umiliante,
indusse Mozart a rinunciare agli incarichi salisburghesi e a
trasferirsi a Vienna, dove visse dando lezioni private e concerti e
praticando come libero artista la professione di compositore: decisione
che doveva rivelarsi alla lunga fatale al musicista, che fu da quel
momento angosciato dall'assillo delle preoccupazioni economiche e da
una situazione pratica destinata a farsi sempre più precaria, ma
che allo stesso tempo rappresentava un rivoluzionario proclama di
indipendenza ideale dell'artista dalla classe detentrice del potere
(esempio che fu seguito coraggiosamente da Beethoven e che divenne una
norma con la prima generazione degli artisti romantici).
Poco dopo la prima rappresentazione del Ratto dal Serraglio (1782),
Mozart sposò Costanza Weber, dalla quale ebbe cinque figli. A
contatto con il fiorente ambiente culturale di Vienna, Mozart
acquistò una sempre maggior consapevolezza sul piano culturale e
politico (significativa la sua iscrizione alla massoneria nel 1784) e
su quello estetico.
Nacquero i grandi capolavori della maturità: accanto alle
maggiori opere sinfoniche, cameristiche e religiose, le grandi prove
drammatiche quali Le nozze di Figaro (1786), Don Giovanni (eseguito per
la prima volta a Praga nel 1787) e Così fan tutte (1790), tutte
su libretto di Lorenzo Da Ponte.
Nel 1787 Mozart aveva ottenuto la nomina di compositore di corte
(Kaiserlicher Kammermusikus) con un modesto stipendio. Dopo la morte di
Giuseppe II chiese invano il posto di secondo maestro di cappella
presso la corte viennese.
Mentre le sue condizioni di salute peggioravano sino a diventare negli
ultimi mesi precarie, Mozart componeva nell'ultimo anno di vita gli
estremi capolavori: Il flauto magico, La clemenza di Tito e il Requiem,
una pagina rimasta incompiuta e che il compositore affrontò,
nella certezza della fine imminente, come un'altissima meditazione
sulla morte.
I suoi funerali, modestissimi, furono seguiti solo da pochi intimi: la
sua salma venne sepolta nella fossa comune del cimitero di St. Marx.
L'importanza di Mozart è tale che è difficile dare della
sua opera compositiva, comprendente tutte le forme e tutti i generi
musicali dell'epoca, un giudizio capace di renderne pienamente il
significato e il valore, anche perché l'influenza che essa ha
avuto sul concreto atteggiarsi del gusto musicale negli ultimi due
secoli non è inferiore alla risonanza che il mito di Mozart ha
avuto da Goethe in poi nella cultura moderna.
Mozart fu anzitutto un grande sintetizzatore delle esperienze della
musica settecentesca europea, che contribuì in maniera decisiva
a indirizzare, sottraendola alle remore di una concezione edonistica e
artigianale, per la via che sarà seguita da Beethoven e dai
romantici: quella del moderno soggettivismo critico.
Con Mozart l'aggraziata scrittura rococò si trasforma
nell'armoniosa e vigorosa temperie dello stile del classicismo
viennese, mantenendo tuttavia, anche nell'uso delle strutture
più complesse e nei momenti di più rilevata
intensità espressiva, un tono di ingenuo incanto e di soave
spontaneità quale nessun artista conobbe prima di lui e nessuno
riuscì più a ripetere. Fu la naturale misura di una nuova
classicità, nella quale Goethe celebrò la rinascita dello
spirito della più pura arte ellenica,anche se essa era ben
lontana dalla fanciullesca inconsapevolezza che la critica romantica
volle attribuirle, ma si fondava al contrario su precise e tutt'altro
che equivoche scelte estetiche e ideologiche, pronte, semmai, a
denunciare la bruciante realtà delle contraddizioni su cui
poggiavano, in molte pagine nelle quali la musica di Mozart è
solcata da ombre profonde, da vertiginose inquietudini di stampo
decisamente preromantico: dalle ultime sonate e fantasie per
pianoforte, al Concerto in re minore per pianoforte e orchestra K. 466,
alla Musica funebre massonica K. 477, al Quintetto per archi in sol
minore K. 516, alla Sinfonia in sol minore K. 550, al Don Giovanni, al
Requiem in re minore K. 626.
Anche se le ricerche sulla figura e l'opera di Mozart datano
dall'Ottocento (con i fondamentali lavori bibliografici di Köchel
e la monumentale biografia critica di O. Jahn, destinata a servire di
base a tutti gli studi successivi, di H. Abert, di Th. de Wyzewa e G.
de St. Foix, di A. Einstein), un compiuto processo di comprensione
storica fu per lungo tempo paradossalmente impedito dallo strabiliante
e in qualche modo superumano livello qualitativo dell'intera produzione
mozartiana, ignara di stanchezze o di cadute di tono in tutti i generi
musicali.
Così nel campo sinfonico, comprendente 52 sinfonie (tra le quali
eccellono le sinfonie in sol minore K. 183, in si bemolle K. 319, in re
maggiore K. 385 "Haffner", in do maggiore K. 425 "Linz", in re maggiore
K. 504 "Praga", in mi bemolle K. 543, in sol minore K. 550 e in do
maggiore K. 551 "Jupiter" ) e i concerti, di cui 7 per violino, 24 per
pianoforte (tra cui emergono pagine memorabili, quali i concerti in mi
bemolle K. 449, in re minore K. 466, in do maggiore K. 467, in do
minore K. 491 e in si bemolle K. 595); su tutti i rimanenti (per
flauto, flauto e arpa, fagotto, corno) s'impone il sublime Concerto in
la maggiore per clarinetto K. 622; a una cinquantina ammontano i brani
orchestrali quali serenate, divertimenti, cassazioni, danze, tra cui la
palma della popolarità spetta a Eine kleine Nachtmusik (Piccola
serenata notturna) in sol K. 525 e alla Serenata notturna in re
maggiore K. 239. Un momento fondamentale dell'esperienza compositiva
mozartiana è rappresentato dalla musica da camera, comprendente
23 quartetti per archi, 9 quintetti (di cui uno con corno e uno con
clarinetto), quartetti con pianoforte, trii per archi e per altre
formazioni; inoltre 46 sonate per violino e pianoforte e un imponente
complesso di composizioni per pianoforte solo (18 sonate, fantasie e
altri brani) che segnano la definitiva consacrazione dello strumento al
ruolo di protagonista mantenuto con Beethoven e con i romantici. La
musica sacra, che comprende 19 messe tra le quali famose la Messa in do
K. 317 dell'"Incoronazione"; la Missa solemnis K. 337; la grandiosa
Messa in do minore, incompiuta, K. 427 e una serie di composizioni
liturgiche per un totale di 60 composizioni, annovera capolavori
assoluti quali l'Ave verum corpus K. 618 e l'incompiuto Requiem; sono
da segnalare inoltre numerosi drammi sacri e oratori, tra cui La
Betulia liberata (1771), su testo di Metastasio. Alla musica vocale
profana appartengono, oltre ai 40 Lieder per canto e pianoforte,
cantate, arie, pezzi d'insieme, canoni. Infine, oltre a quelle
già citate, si ricordano le opere teatrali: Il sogno di Scipione
(1772), La finta giardiniera (1775), Il re pastore (1775), Zaide
(1779-80), L'oca del Cairo (1783), Der Schauspieldirektor (1786).