Rivelò precocemente interessi e doti musicali, studiando con la
madre.
Frequentò poi il Conservatorio di Pietroburgo con Ljadov,
Rimskij-Korsakov,
Cerepnin e la Essipova.
Nel 1910 tenne il suo primo concerto pianistico; nel 1912 compose il
Primo
concerto per pianoforte e orchestra, che rivela già gli aspetti
essenziali della sua
personalità, e nel 1914 vinse, eseguendolo a Pietroburgo, il
premio Rubinstein per pianisti.
Nel 1918 lasciò la Russia e dal 1919 al 1922 la sua
attività di compositore e di
concertista si svolse prevalentemente negli USA; nel 1923 si
stabilì a Parigi,
continuando a compiere numerose tournée, e nel 1933 decise di
rientrare
definitivamente in patria, dedicandosi poi quasi esclusivamente alla
composizione.
In URSS ebbe riconoscimenti ufficiali, tra cui il premio Stalin (1941 e
1947),
ma conobbe anche duri attacchi; nel 1948 fu accusato di "orientamento
formalista
e antipopolare" e si difese, con la consueta ironia, affermando di "non
avere
mai messo in dubbio l'importanza della melodia".
Da allora si dedicò principalmente alla composizione di musica
strumentale e
ottenne infine il favore del pubblico e della critica con la Settima
sinfonia (1952).
La critica e le opera
Nonostante gli scandali suscitati in
gioventù, nella duplice veste di pianista e
di compositore, Prokofev è fondamentalmente estraneo alla
problematica delle
espressioni più complesse e avanzate della musica del Novecento:
l'energia motoria,
la lucida secchezza di contorni, le aggressive asprezze timbriche e
armoniche,
il violento dinamismo, il gusto per un pianismo "percussivo" che
caratterizzarono chiaramente la originalità della sua poetica
fin dalle imperiose affermazioni giovanili, potevano scandalizzare, ma
non rifiutavano mai una sostanziale immediatezza e
disponibilità alla comunicazione, ulteriormente evidenziati da
un altro aspetto
fondamentale della sua personalità, l'inclinazione al lirismo, a
un'effusione melodica intensamente sentita, anche se aliena da scorie
tardoromantiche.
Proprio questo atteggiamento di fondo consente di ravvisare una
sostanziale unità
nella sua produzione, nelle più radicali esperienze giovanili
come nella ricerca di una più distesa chiarezza discorsiva che
caratterizza l'ultimo periodo.
Della sua vastissima produzione si ricordano le opere teatrali, tra cui
L'amore
delle tre melarance (1919), L'angelo di fuoco (1919-27), il suo
capolavoro,
condotto sul filo di un'incandescente tensione, Il giocatore (1915-16),
Semën Kotko (1940), Matrimonio al convento (1940-46),
Guerra e pace (1941-43 e 1952), La storia di un vero uomo (1947-48);
i balletti, tra cui Ala e Lolli poi rielaborato nella Suite Scita
(1914-15),
Chout (1915-20; Il buffone) e Le pas d'acier (1925) per Djagilev,
L'enfant prodigue (1928), Romeo e Giulietta (1935-36),
Cenerentola (1940-44); le sette sinfonie (in particolare la Sinfonia
classica, 1917;
la Seconda, 1924; e la Terza, 1928); la favola sinfonica Pierino e il
lupo (1936);
i cinque concerti per pianoforte e orchestra (in particolare il Terzo,
1917-21);
i due concerti per violino e orchestra, le nove sonate e altra musica
per piano
e da camera; inoltre musica corale, tra cui l'oratorio A guardia della
pace (1952),
e musica per film.
Tra le partiture composte per il cinema, la prima fu quella per Il
tenente Kize (1933,
da cui Prokofev trasse una suite), di A. Fejncimmer, incalzante,
ironica e tenera;
su quella musica Fokine costruì poi il balletto Russian Soldier
(New York, 1942);
le più famose, anche quale altissimo esempio di collaborazione
tra musica e film,
sono quelle per Aleksandr Nevskij (1938) e per le due parti di Ivan il
Terribile
(1943-45) di Ejzenstejn.