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Figlio di un colto e raffinato
editore e libraio. Compì studi letterari e musicali e fu a
lungo incerto se intraprendere la carriera di compositore o quella
di scrittore. Ebbe una giovinezza intensa ed errabonda; fu a
Lipsia, Dresda, Praga, Töpliz, Heidelberg e in Italia. Un
concerto di N. Paganini a Francoforte lo convinse a dedicarsi
interamente alla musica. Fu allievo di H. Dorn e di F. Wieck, la
cui figlia Clara (Lipsia 1819-Francoforte 1896), pianista e
musicista raffinata, divenne nel 1840 sua moglie. Decise in un
primo momento di dedicarsi alla carriera di concertista di
pianoforte, ma un incidente alla mano, dovuto - come si disse - a
imprudenti esercizi per la divaricazione delle dita (o come appare
più probabile, agli effetti secondari di una cura di
mercurio cui dovette sottoporsi per una malattia venerea) ne
stroncarono brutalmente le ambizioni. Dal 1832 si dedicò
pertanto alla composizione, affiancando all'attività
creativa l'esercizio di una personalissima forma di critica
musicale, svolta dalle colonne della Neue Zeitschrift für
Musik (Nuova rivista musicale) da lui stesso fondata nel 1834 e
destinata a diventare una vivace palestra delle appassionate e
intransigenti dichiarazioni di poetica di Schumann. Nel 1843
fu chiamato da F. J. L. Mendelssohn Bartholdy, al quale fu legato
da amicizia profonda, a insegnare pianoforte e composizione al
Conservatorio di Lipsia; ma già l'anno successivo Schumann
si trasferiva a Dresda, dove visse dando lezioni e componendo,
prima di avere nel 1847 la direzione della Liedertafel e nel 1848
quella del Chorgesangverein. Lasciata nel 1849 la città,
si trasferì a Düsseldorf, dove fu nominato direttore
della locale società di concerti. La relativa imperizia
nella tecnica direttoriale gli procurò una serie di
critiche che lo costrinsero ad abbandonare con amarezza
l'incarico. La sua salute intanto si incrinava e la sua ragione
incominciava a dare segni di squilibrio. Nel 1853 ricevette la
visita del giovane J. Brahms, di cui preconizzò, in un
memorabile articolo, la grandezza; nel 1854 dopo un tentativo di
suicidio fu ricoverato nella casa di cura di Endenich, dove si
spense due anni più tardi. L'opera di Schumann
costituisce una delle realizzazioni più perfette ed
emblematiche degli ideali musicali romantici. La
consapevolezza culturale del musicista è rivelata
dall'oculata scelta dei testi per i propri Lieder (ca. 250) che
rappresentano uno dei settori più caratteristici e
stilisticamente più alti della sua intera produzione: J. W.
Goethe, G. G. L. Byron, L. Uhland, J. M. F. Rückert, H.
Heine, A. von Chamisso, J. von Eichendorff, E. T. A. Hoffmann.
Spesso organizzati in cicli (tra i più celebri il
Liederkreis op. 24 e 39; i Myrthen op. 25; Fraunliebe und Leben,
Amore e vita di donna, op. 42; Dichterliebe, Amor di poeta, op.
48) essi rappresentano un capitolo tra i più
rappresentativi dell'incontro tra musica e letteratura nel
romanticismo tedesco. Le composizioni per pianoforte - che
costituiscono la parte più nota e diffusa dell'opera
schumanniana - sono a loro volta esemplari dell'originalissima
concezione formale del musicista, sottratta a ogni schematismo e
piegata a rispecchiare le più sottili e nascoste vibrazioni
del sentimento: tra le pagine più note, le Variazioni sul
nome ABEGG (1830); i Papillons (1828-32); i 18 pezzi
caratteristici delle Davidsbündlertänzer (1837; Danze
dei seguaci di Davide); il Carnaval (1835), i Fantasiestücke
(1837; Pezzi fantastici); la Kreisleriana (1838); le Novellette, i
Notturni, i Fogli d'album, le Waldszenen ecc. Le Kinderszenen
(1838; Scene infantili) e l'Album für die Jugend (1848; Album
per la gioventù) sono due squisiti omaggi al mondo
dell'infanzia, mentre composizioni come gli Studi sui capricci di
Paganini (1832); i Dodici Studi sinfonici (1837), la Fantasia op.
17 (1836) si pongono quali esempi di una nuova concezione del
virtuosismo strumentale, volta a indagare le nuove possibilità
foniche e timbriche dello strumento. Le pagine di più
ampio respiro formale destinate al pianoforte (come la mirabile
Sonata in fa diesis minore, 1835), al repertorio cameristico (come
il celebre Quintetto con pianoforte, 1842, i Quartetti, le Sonate
per violino, i Trii), all'ambito sinfonico (come le quattro
Sinfonie, 1841-51, il Concerto per violoncello e orchestra, 1850,
o il ben noto Concerto in la minore per pianoforte e orchestra,
1841-45) sono una testimonianza del problematico e spesso
drammatico rapporto tra un'intuizione tesa all'individuazione di
nuclei musicali di intensissima pregnanza, in qualche modo
raccolti ed esauriti in se stessi, e la necessità di uno
sviluppo strutturale legato per tramiti più o meno scoperti
alle tradizioni accademiche. Questo contrasto, che costituisce
uno degli elementi più caratteristici dell'arte di
Schumann, si fa ancora più evidente nelle grandi
composizioni sinfonico-corali quali l'oratorio Il paradiso e la
Peri (1834), tratto dal poema Lalla Rookh di Th. Moore, lo
stupendo Requiem für Mignon (1849) e le enigmatiche Scene dal
Faust di Goethe (1844-53). Di minore interesse è
l'esperienza operistica di Schumann, che si concretò nella
Genoveva (da L. Tieck e F. Hebbel, Lipsia 1850), mentre assai più
note, anche se stilisticamente assai diseguali, sono le musiche di
scena per il Manfred di Byron (1852). Per Schumann, Bach e
Beethoven rappresentano la forza e la voce per intraprendere nuove
strade, attraverso la sua forte personalità gli appelli di
Novalis, Schiller, Fichte ecc. vengono resi operanti. In questo
universo si da vita all'amore, alla comunione di idee e
sentimenti, alla creazione dell'arte pura. Questo fa di
Schumann un musicista che penetra con il suo profondo pensiero
argomenti ardui cercando di spiegargli. Questa è la sua
poeticità e fa la sua musica esaltazione dell'animo
romantico per eccellenza. Tutti questi aspetti rendono la sua arte
diversa da quella di chi non tenta di spiegare cose grandi e vi
gira intorno con una grazia elegante ma che solo sfiora e non
penetra e non cerca di spiegare (vedi Mendelssohn).
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