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I MOTIVI DELLA SCELTA
LA CITTADINA RAPPRESENTA UN PICCOLO ESEMPIO
DELLA FILOSOFIA DEL PATERNALISMO IMPRENDITORIALE IN VOGA NEL SECOLO XIX
SECOLO, UN PENSIERO DIVENTATO REALTÀ. A ISPIRARE LA SUA COSTRUZIONE FURONO
LE TEORIE DI ROBERT OWEN SECONDO CUI, DAL MOMENTO CHE L'AMBIENTE SOCIALE
DETERMINA IL CARATTERE DELL'UOMO, È PRODUTTIVO SUPERARE L'EGOISMO INDIVIDUALE
E FAVORIRE, TRAMITE RIFORME SOCIALI ESEMPLARI, IL MIGLIORAMENTO DELLA
CLASSE SOCIALE PIÙ NUMEROSA E PIÙ POVERA. PATRIMONIO DELL'UMANITÀ: DAL
1995
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La nascita di Crespi d'Adda fu voluta dall'omonima famiglia, attiva
nell'industria cotoniera. Il villaggio, conservatosi fino ad oggi praticamente
inalterato, fu costruito basandosi sulle precedenti esperienze anglosassoni
e sui principi propugnati dai socialisti utopistici, tra i quali spicca
il nome di Robert Owen. Secondo questi pensatori, la considerazione delle
necessità lavorative (servizi sociali, alloggi ecc.) era la base per la
creazione di una comunità ideale nella quale potessero convivere pacificamente
gli interessi della classe operaia e quelli degli imprenditori. La famiglia
Crespi, sensibile alla nuova realtà sociale, non poteva sottrarsi al fascino
di queste teorie. I Crespi conobbero il loro periodo di massimo splendore
ai tempi di Cristoforo Benigno, nato a Busto Arsizio nel 1833 e morto
a Milano nel 1920. Questo pioniere dell'industria italiana fondò la sua
prima fabbrica nel 1867 a Vigevano (PV), seguita nel 1870 da quella di
Ghemme (NO) e, nel 1878, da quella di Canonica d'Adda. Il territorio dove
sorge quest'ultima fu in seguito aggregato a Capriate d'Adda con il nome
di Crespi d'Adda.
UN VILLAGGIO OPERAIO
La cittadina, a pianta geometrica, è divisa al centro da un viale,
parallelo all'Adda. Fra gli edifici non legati alla fabbrica spicca il
"castello", una delle residenze estive della famiglia Crespi, progettata
in uno stile eclettico ispirato al neogotico lombardo da Ernesto Piovano
e realizzata da Pietro Brumati; fu terminata nel 1897. Nei dintorni della
dimora dei Crespi si trova il nucleo originario delle case plurifamiliari
degli operai. Nel 1889, però, quando dell'impresa faceva già parte in
qualità di procuratore legale il giovane Silvio Benigno, figlio di Cristoforo,
fu abbandonata l'idea iniziale di collocare più famiglie nella stessa
casa assegnando quattro stanze a ognuna, in quanto appariva una soluzione
pericolosamente promiscua e, comunque, poco moderna. Si procedette allora
a tracciare la strada principale, che separa la fabbrica dalle case degli
operai, con un progetto che faceva riferimento a un piano urbanistico
meglio definito e si rinunciò ai grandi edifici per costruire abitazioni
unifamiliari a due piani, con un piccolo giardino e un orto recintato.
Comunque solo un sesto degli operai poté essere accolta nel villaggio.
Questa scelta era basata sull'idea che il continuo miglioramento delle
condizioni di vita dei lavoratori potesse evitare gran parte dei conflitti
sociali. La concretizzazione di questa filosofia a Crespi d'Adda diede
luogo ad un'armonia sempre maggiore, al punto che nelle fabbriche dei
Crespi per più di cinquant'anni non si verificarono scontri di classe.
La fabbrica di cotone, progettata nel 1876 con il contributo di Angelo
Colla, in alcuni punti è caratterizzata da un'abile mescolanza di diversi
elementi propri dello stile neomedievale lombardo. Gli edifici amministrativi
furono invece progettati da Ernesto Pirovano. La fabbrica, che al momento
di massima produttività richiese l'impiego di 3200 lavoratori, era divisa
in quattro reparti - filatura, tessitura, tintoria e macchine - ai quali
si aggiungevano numerosi magazzini. Le sue ciminiere di mattoni dominano
ancora oggi il paesaggio di Crespi. Nella parte meridionale del villaggio
si trovano le case degli impiegati e dei capireparto, riconoscibili per
la migliore fattura e le rifiniture più accurate. La chiesa del paese,
costruita da Pietro Brunati nel 1893, si ispira a quella di Santa Maria
in Piazza a Busto Arsizio (il paese natale dei Crespi), attribuita al
Bramante. Ubicata nella parte settentrionale della città, in una piazza
in cui si trovano anche la scuola e il piccolo teatro, presenta un tamburo
esagonale su cui si appoggia la cupola coronata da guglie e pinnacoli.
Nell'abitato si elevano anche alcuni edifici pubblici come i bagni, la
clinica, un dispensario e la cooperativa alimentare ispirata a quella
creata da Owen nel suo cotonificio in Scozia. Una piccola centrale idroelettrica,
poi, forniva gratuitamente l'elettricità agli abitanti. Sono da ricordare
anche la zona sportiva e l'imponente cappella cimiteriale dei Crespi,
costruita da Gaetano Moretti nel 1907. La crisi del 1929 e la dura politica
fiscale del fascismo costrinsero la famiglia Crespi a vendere l'intero
complesso.
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