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CARLO DI BORBONE, FIGLIO DI FILIPPO V DI SPAGNA E DI ELISABETTA FARNESE,
SALÌ SUL TRONO DEL REGNO DI NAPOLI NEL 1734 E NEL 1738 OTTENNE IL RICONOSCIMENTO
INTERNAZIONALE DEL SUO TITOLO CON IL NOME DI CARLO VII. NEL 1750 DECISE
LA REALIZZAZIONE DI UN MONUMENTALE PALAZZO CHE AVREBBE DOVUTO COSTITUIRE
IL SIMBOLO DEL SUO REGNO E COMPETERE PER FASTO E IMPORTANZA CON LA REGGIA
DI VERSAILLES.
Il re incaricò del progetto l’architetto Luigi Vanvitelli, all’epoca
impegnato nel restauro della basilica di San Pietro a Roma. La prima pietra
della Reggia (o Palazzo Reale) di Caserta fu posta nel 1752 e la costruzione
continuò, dopo la morte del Vanvitelli avvenuta nel 1773, sotto il regno
di Ferdinando IV, successore di Carlo.
IL PALAZZO REALE
Il Palazzo Reale presenta una pianta rettangolare, articolata su quattro
ampi cortili interni. I suoi cinque piani, disposti su una superficie
di circa 50.000 metri quadrati, s’innalzano fino a 36 metri. Le 1724 finestre
(di cui 241 sulla facciata principale), le 1200 stanze e le 34 scale interne
di collegamento testimoniano le dimensioni colossali dell’edificio. Le
due facciate, anteriore e posteriore, presentano tre elementi di moderato
ma efficace aggetto: uno centrale, coronato da timpano, e due presso le
estremità laterali. La struttura centrale del palazzo, il vestibolo, è
coperta da un’ampia cupola. Nel progetto iniziale era prevista la presenza
di quattro torrioni angolari, ma la morte del Vanvitelli ne impedì la
realizzazione. Dinanzi alla facciata principale si trova il vasto piazzale
d’onore, di forma ellittica, che fa capo al monumentale viale Carlo III
che conduce a Napoli. All’interno, due grandi vestiboli ottagonali, inferiore
e superiore, disposti lungo l’asse principale del palazzo, esercitano
la funzione di punti di distribuzione per tutto l’edificio. Il maestoso
scalone d’onore, a doppia rampa e con volte affrescate conduce agli appartamenti
reali, fastosamente decorati e arredati in stile neoclassico. Dal vestibolo
superiore si accede alla Cappella Palatina, ispirata – come del resto
tutti il palazzo nel suo complesso – a quella della reggia di Versailles.
Un altro piccolo gioiello è il cosiddetto Teatro di Corte, situato nel
secondo cortile.
IL PARCO REALE E I GIARDINI
Anche il parco che si apre alle spalle del palazzo è opera di Luigi Vanvitelli,
sebbene sia stato terminato (e in parte anche modificato) dal figlio Carlo.
L’asse principale è scandito, per i suoi oltre tre chilometri di lunghezza,
da una serie di fontane barocche e da vasche con cadute d’acqua e gruppi
statuari. L’apoteosi di questa magnifica prospettiva d’acqua è la Grande
Cascata, spettacolare e scenografico salto di quasi ottanta metri, inserito
tra due lussureggianti ali di bosco e impreziosito dai gruppi scultorei
di Diana e Atteone. I 25 ettari del Giardino Inglese, che si aprono sulla
destra della Grande Cascata, furono disegnati nel 1782 in onore di Maria
Carolina d’Asburgo – moglie del successore di Carlo VII, Ferdinando IV
– dal botanico inglese G.A. Graefer, su suggerimento dell’ambasciatore
inglese nel Regno di Napoli Sir William Hamilton e del botanico Sir Joseph
Banks. Al progetto lavorò anche Carlo Vanvitelli, nell’intento di adattare
al clima e al gusto italiano le forme in voga nei giardini delle corti
europee alla fine del XVIII secolo. Il risultato è un eccellente esempio
di giardino romantico, dove si incontrano piante esotiche e rare, piccoli
ruscelli, statue e rovine artificiali decorative. Nel 1773 Ferdinando
IV decise di creare una riserva di caccia in prossimità della reggia.
L’area prescelta fu quella di due colline vicine, quella di Montemaiuolo
e quella di Montebriano, coperte di vigneti, che insieme ad alcune zone
circostanti, diedero vita al cosiddetto bosco di San Silvestro. L’area
è attualmente amministrata dalla sezione italiana del WWF, che ha conservato
intatta quesata magnifica oasi di fauna e flora per metterla a disposizione
del pubblico.
SAN LEUCIO E LA SUA MANIFATTURA
Poco dopo aver commissionato al Vanvitelli la Reggia di Caserta, Carlo
VII acquistò il borgo e al collina di San Leucio, che deve il suo nome
al santuario che si trova sulla cima. Nel XVI secolo i feudatari Acquaviva
d’Aragona, una famiglia principesca di Caserta, vi avevano fatto costruire
in posizione panoramica anche un castello, chiamato il Belvedere. A Ferdinando
IV si devono la ristrutturazione del borgo e del Belvedere e la decisione
di insediare a San Leucio una manifattura reale per la lavorazione della
seta. Nel 1785 furono costruite le case a schiera per i tessitori, che
lavoravano al telaio nelle loro abitazioni. In seguito, con l’introduzione
dei telai idraulici, le ampie e bellissime sale del Belvedere, nel frattempo
adibite a residenza reale dall’architetto Francesco Collencini, furono
trasformate in locali per la tessitura e la colorazione della seta, cioè
in una vera e propria fabbrica. Nel 1789 fu promulgato un codice di leggi
a uso degli abitanti di San Leucio. Tra le regole base vi erano il principio
dell’uguaglianza, l’assistenza garantita agli anziani e agli infermi,
l’istruzione gratuita ai giovani, la parità sul lavoro tra uomo e donna.
Tutte misure che secondo alcuni evocano l’immagine di una primitiva “colonia
Socialista”, oppure, più semplicemente, l’esempio più avanzato dell’illuminismo
borbonico. Le sete prodotte a San Leucio conquistarono ben presto notorietà
internazionale e la manifattura prosperò per diversi decenni fino alla
chiusura, nel 1861, in coincidenza con la caduta del Regno di Napoli.
Oggi il borgo, nel quale sono tornati in funzione alcuni telai a mano,
è un gioiello di archeologia industriale.
L’ACQUEDOTTO CAROLINO
Le vasche dei giardini del Palazzo Reale, così come la manifattura reale
di San Leucio, esigevano un grande apporto d’acqua. La fonte più vicina
sgorgava dal Monte Taburno, a circa 38 chilometri di distanza. L’acqua
fu prelevata grazie alla costruzione dell’Acquedotto Carolino, una straordinaria
opera di ingegneria idraulica e di architettura che venne protata a termine
nel 1769 e che ancora oggi alimenta il parco della reggia. L’ultima sezione
dell’acquedotto attraversa il Monti Tifatini, che con la città medievale
di Caserta Vecchia, dove svetta una pregevole cattedrale romanica, completano
l’ampio panorama naturale e artistico della zona. Il complesso costituito
dal Palazzo Reale, dalla manifattura di San Leucio e dall’Acquedotto Carolino
rappresenta una creazione unica, nata dallo spirito di rinnovamento che
dominava l’Europa nel XVIII secolo. Le grandiose costruzioni volute dai
Borbone, già neoclassiche nella purezza dei volumi ma ancora barocche
nel fasto scenografico e negli effetti prospettici, si inseriscono perfettamente
nell’ambiente naturale circostante.
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Scalone d'ingresso

Salone del Consiglio

Fontana di Cerere

Fontana dei Delfini
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