LA REGGIA DI CASERTA  
 

II MOTIVI DELLA SCELTA

IL COMPLESSO MONUMENTALE, SEBBENE REALIZZATO SECONDO GLI SCHEMI DI ALTRE REGGE EUROPEE SETTECENTESCHE, SI DISTINGUE PER LA MAESTOSITÀ DELLA SUA CONCEZIONE, LA SONTUOSITÀ DEGLI AMBIENTI INTERNI E LA CURA CON CUI IL PAESAGGIO NATURALE È STATO ADATTATO ALL’IMMENSO PARCO CIRCOSTANTE. AL PALAZZO REALE DI CASERTA SI AFFIANCANO L’IMPONENTE OPERA DI INGEGNERIA E ARCHITETTURA DELL’ACQUEDOTTO CAROLINO E IL BORGO MANIFATTURIERO DI SAN LEUCIO, DESTINATO ALLA LAVORAZIONE DELLA SETA, IL CUI VALORE RISIEDE NEI PRINCIPI IDEALI ISPIRATORI E NELLA SIA CONCEZIONE ORIGINALE.

PATRIMONIO DELL’UMANITÀ: DAL 1996

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CARLO DI BORBONE, FIGLIO DI FILIPPO V DI SPAGNA E DI ELISABETTA FARNESE, SALÌ SUL TRONO DEL REGNO DI NAPOLI NEL 1734 E NEL 1738 OTTENNE IL RICONOSCIMENTO INTERNAZIONALE DEL SUO TITOLO CON IL NOME DI CARLO VII. NEL 1750 DECISE LA REALIZZAZIONE DI UN MONUMENTALE PALAZZO CHE AVREBBE DOVUTO COSTITUIRE IL SIMBOLO DEL SUO REGNO E COMPETERE PER FASTO E IMPORTANZA CON LA REGGIA DI VERSAILLES.

Il re incaricò del progetto l’architetto Luigi Vanvitelli, all’epoca impegnato nel restauro della basilica di San Pietro a Roma. La prima pietra della Reggia (o Palazzo Reale) di Caserta fu posta nel 1752 e la costruzione continuò, dopo la morte del Vanvitelli avvenuta nel 1773, sotto il regno di Ferdinando IV, successore di Carlo.

IL PALAZZO REALE
Il Palazzo Reale presenta una pianta rettangolare, articolata su quattro ampi cortili interni. I suoi cinque piani, disposti su una superficie di circa 50.000 metri quadrati, s’innalzano fino a 36 metri. Le 1724 finestre (di cui 241 sulla facciata principale), le 1200 stanze e le 34 scale interne di collegamento testimoniano le dimensioni colossali dell’edificio. Le due facciate, anteriore e posteriore, presentano tre elementi di moderato ma efficace aggetto: uno centrale, coronato da timpano, e due presso le estremità laterali. La struttura centrale del palazzo, il vestibolo, è coperta da un’ampia cupola. Nel progetto iniziale era prevista la presenza di quattro torrioni angolari, ma la morte del Vanvitelli ne impedì la realizzazione. Dinanzi alla facciata principale si trova il vasto piazzale d’onore, di forma ellittica, che fa capo al monumentale viale Carlo III che conduce a Napoli. All’interno, due grandi vestiboli ottagonali, inferiore e superiore, disposti lungo l’asse principale del palazzo, esercitano la funzione di punti di distribuzione per tutto l’edificio. Il maestoso scalone d’onore, a doppia rampa e con volte affrescate conduce agli appartamenti reali, fastosamente decorati e arredati in stile neoclassico. Dal vestibolo superiore si accede alla Cappella Palatina, ispirata – come del resto tutti il palazzo nel suo complesso – a quella della reggia di Versailles. Un altro piccolo gioiello è il cosiddetto Teatro di Corte, situato nel secondo cortile.

IL PARCO REALE E I GIARDINI
Anche il parco che si apre alle spalle del palazzo è opera di Luigi Vanvitelli, sebbene sia stato terminato (e in parte anche modificato) dal figlio Carlo. L’asse principale è scandito, per i suoi oltre tre chilometri di lunghezza, da una serie di fontane barocche e da vasche con cadute d’acqua e gruppi statuari. L’apoteosi di questa magnifica prospettiva d’acqua è la Grande Cascata, spettacolare e scenografico salto di quasi ottanta metri, inserito tra due lussureggianti ali di bosco e impreziosito dai gruppi scultorei di Diana e Atteone. I 25 ettari del Giardino Inglese, che si aprono sulla destra della Grande Cascata, furono disegnati nel 1782 in onore di Maria Carolina d’Asburgo – moglie del successore di Carlo VII, Ferdinando IV – dal botanico inglese G.A. Graefer, su suggerimento dell’ambasciatore inglese nel Regno di Napoli Sir William Hamilton e del botanico Sir Joseph Banks. Al progetto lavorò anche Carlo Vanvitelli, nell’intento di adattare al clima e al gusto italiano le forme in voga nei giardini delle corti europee alla fine del XVIII secolo. Il risultato è un eccellente esempio di giardino romantico, dove si incontrano piante esotiche e rare, piccoli ruscelli, statue e rovine artificiali decorative. Nel 1773 Ferdinando IV decise di creare una riserva di caccia in prossimità della reggia. L’area prescelta fu quella di due colline vicine, quella di Montemaiuolo e quella di Montebriano, coperte di vigneti, che insieme ad alcune zone circostanti, diedero vita al cosiddetto bosco di San Silvestro. L’area è attualmente amministrata dalla sezione italiana del WWF, che ha conservato intatta quesata magnifica oasi di fauna e flora per metterla a disposizione del pubblico.

SAN LEUCIO E LA SUA MANIFATTURA
Poco dopo aver commissionato al Vanvitelli la Reggia di Caserta, Carlo VII acquistò il borgo e al collina di San Leucio, che deve il suo nome al santuario che si trova sulla cima. Nel XVI secolo i feudatari Acquaviva d’Aragona, una famiglia principesca di Caserta, vi avevano fatto costruire in posizione panoramica anche un castello, chiamato il Belvedere. A Ferdinando IV si devono la ristrutturazione del borgo e del Belvedere e la decisione di insediare a San Leucio una manifattura reale per la lavorazione della seta. Nel 1785 furono costruite le case a schiera per i tessitori, che lavoravano al telaio nelle loro abitazioni. In seguito, con l’introduzione dei telai idraulici, le ampie e bellissime sale del Belvedere, nel frattempo adibite a residenza reale dall’architetto Francesco Collencini, furono trasformate in locali per la tessitura e la colorazione della seta, cioè in una vera e propria fabbrica. Nel 1789 fu promulgato un codice di leggi a uso degli abitanti di San Leucio. Tra le regole base vi erano il principio dell’uguaglianza, l’assistenza garantita agli anziani e agli infermi, l’istruzione gratuita ai giovani, la parità sul lavoro tra uomo e donna. Tutte misure che secondo alcuni evocano l’immagine di una primitiva “colonia Socialista”, oppure, più semplicemente, l’esempio più avanzato dell’illuminismo borbonico. Le sete prodotte a San Leucio conquistarono ben presto notorietà internazionale e la manifattura prosperò per diversi decenni fino alla chiusura, nel 1861, in coincidenza con la caduta del Regno di Napoli. Oggi il borgo, nel quale sono tornati in funzione alcuni telai a mano, è un gioiello di archeologia industriale.

L’ACQUEDOTTO CAROLINO
Le vasche dei giardini del Palazzo Reale, così come la manifattura reale di San Leucio, esigevano un grande apporto d’acqua. La fonte più vicina sgorgava dal Monte Taburno, a circa 38 chilometri di distanza. L’acqua fu prelevata grazie alla costruzione dell’Acquedotto Carolino, una straordinaria opera di ingegneria idraulica e di architettura che venne protata a termine nel 1769 e che ancora oggi alimenta il parco della reggia. L’ultima sezione dell’acquedotto attraversa il Monti Tifatini, che con la città medievale di Caserta Vecchia, dove svetta una pregevole cattedrale romanica, completano l’ampio panorama naturale e artistico della zona. Il complesso costituito dal Palazzo Reale, dalla manifattura di San Leucio e dall’Acquedotto Carolino rappresenta una creazione unica, nata dallo spirito di rinnovamento che dominava l’Europa nel XVIII secolo. Le grandiose costruzioni volute dai Borbone, già neoclassiche nella purezza dei volumi ma ancora barocche nel fasto scenografico e negli effetti prospettici, si inseriscono perfettamente nell’ambiente naturale circostante
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Scalone d'ingresso

 

 

Salone del Consiglio

 

 


Fontana di Cerere

 

 


Fontana dei Delfini

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