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LA VILLA DEL CASALE, PRESSO L’ABITATO DI PIAZZA ARMERINA,
È SENZA DUBBIO LA PIÙ GRANDE E LA PIÙ LUSSUOSA RESIDENZA ROMANA CONOSCIUTA.
LA QUALITÀ E L’ESTENSIONE DEI SUOI MOSAICI PAVIMENTALI, STRAORDINARIAMENTE
RICCHI PER VALORE ARTISTICO E VIVACITÀ TEMATICA, NE FANNO UN EDIFICIO
ASSOLUTAMENTE UNICO AL MONDO, UNA SORTA DI “OTTAVA MERAVIOGLIA” DELL’ARCHEOLOGIA.
La Villa del Casale è una testimonianza fondamentale
sulla civiltà romana: i suoi mosaici, oltre a evidenziare un originale
linguaggio figurativo, sono un eccezionale documento di costume, che ha
consentito di approfondire molti aspetti della vita quotidiana e degli
scambi culturali nel tardo Impero Romano.
LA RESIDENZA DI UN UOMO IMPORTANTE
Fin dall’inizio degli scavi, nel 1950, apparve chiaro che si trattava
della residenza di un ricco proprietario o dell’amministratore di un grande
latifondista. Due ritratti rinvenuti all’interno della villa, in particolare,
potrebbero rappresentare i membri della famiglia del proprietario. Gli
studi stratigrafici rivelano che la prima versione della villa fu concepita
in un periodo che oscilla dal primo secolo dell’era cristiana fino all’epoca
della Tetrarchia, alla fine del III secolo. Diversi elementi sembrano
indicare che l’edificio fu distrutto da un terremoto nel primo decennio
del IV secolo. Sui resti della vecchia villa ne fu edificata una nuova,
caratterizzata da una grande monumentalità. Databile tra il 320 e il 370,
la fastosa costruzione lascia intuire che fu commissionata, se non da
un imperatore romano, almeno da un ricco possidente terriero della regione.
Alcuni studiosi sostengono l’ipotesi che l’edificio appartenesse al potente
Massimiano, generale di Diocleziano, ma, a meno di qualche futuro ritrovamento
epigrafico, il problema pare lontano da una soluzione certa. Malgrado
il progressivo degrado, la villa rimase abitata almeno fino all’età bizantina
(VIII secolo), con uno sviluppo ancora più tardo su parte delle rovine,
intorno alle quali nei secoli X-XII s’insediò un abitato normanno.
PIU’ CHE UNA VILLA, UN PALAZZO
L’edificio fu concepito secondo il modello delle ville romane, ma con
una fastosità e una monumentalità senza pari, al punto da farla apparire
più che una villa un vero e proprio palazzo. Costruito su terrazze digradanti,
copriva un’incredibile estensione: fino ad ora gli scavi hanno portato
alla luce una superficie pari a circa 4000 metri quadrati. Il complesso
è articolato in tre grandi raggruppamenti collegati tra loro in modo omogeneo:
l’ingresso principale con il quartiere termale, caratterizzato dalla presenza
di una palestra, del frigidarium, del tepidarium e del calidarium, nonché
di ambienti accessori come la piscina o la saletta per i massaggi, il
grande peristilio con al centro una vasca, sul quale si aprono le camere
di soggiorno e la foresteria, e dal quale si accede, tramite il grande
Corridoio della Caccia, all’aula basilicale e agli ambienti privati; infine
il triclinio con il cortile ellittico colonnato, luogo destinato a ospitare
i banchetti di rappresentanza. La funzione delle sale, oltre che dalla
loro disposizione e articolazione, è evidenziata quasi sempre dalle chiare
allusioni dei soggetti rappresentati negli splendidi mosaici pavimentali.
I DUE MAESTRI DEL MOSAICO
Caratteristica singolare di questa villa, costituita da più di cinquanta
stanze, è la presenza in oltre quaranta di esse di straordinari pavimenti
a mosaico, che ricoprono una superficie di ben 3500 metri quadrati e che
risalgono al periodo più avanzato dell’arte musiva. A giudicare dalla
qualità dei lavori e dalle scene rappresentate, dovrebbero essere opera
di artisti provenienti dall’Africa settentrionale. Nei mosaici si possono
osservare due stili molto diversi. Ciò ha fatto pensare alla mano di due
distinti maestri che lavorarono contemporaneamente ai pavimenti della
villa. Il primo utilizzò uno stile classico, consacrato soprattutto alle
scene mitologiche, mentre il secondo raffigurò quadretti più realistici
basati sulla vita quotidiana dell’epoca. I temi affrontati sono molto
vari. Si spazia dalle tradizionali scene mitologiche e di caccia, comuni
a molte altre ville romane, ai mosaici che illustrano la vita domestica
o che riproducono con grande fedeltà animali e piante. Uno dei soggetti
più interessanti è la Grande Caccia, raffigurante la cattura di animali
feroci e selvatici, destinati ai giochi circensi, rappresentati in maniera
particolarmente realistica. Tra i mosaici che descrivono tranquille attività
domestiche, il più famoso è quello che si trova nella Sala delle Dieci
Ragazze, in cui sono immortalate dieci fanciulle che praticano esercizi
ginnici vestite di un costume in tutto simile a un “bikini”.
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