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GLI AGRIGENTINI MANGIANO E BEVONO COME
SE DOVESSERO MORIRE DOMANI, MA COSTRUISCONO COME SE LA LORO VITA DOVESSE
DURARE IN ETERNO”: SONO PAROLE DEL FILOSOFO EMPEDOCLE RIPORTATE DA DIOGENE
LAERZIO. IN EPOCHE PIÙ RECENTI NUMEROSI STORICI, SCRITTORI E VIAGGIATORI
HANNO LODATO LA BELLEZZA E LO SPLENDORE DI QUESTA ANTICA CITTÀ MEDITERRANEA.
BASTO PENSARE A GOETHE, CHE NEL SUO VIAGGIO IN ITALIA SCRISSE PAGINE DI
GRANDE INTENSITÀ EMOTIVA SULLE MERAVIGLIE NATURALI E ARCHITETTONICHE DELLA
VALLE DEI TEMPLI.
I primi studi sistematici del luogo si devono ai Borbone
e iniziarono nelgi ultimi anni del XVIII secolo sotto la tutela del principe
di Torremuzza, a quel tempo incaricato della conservazione dei beni culturali
siciliani. Nel 1786 si rialzarono le colonne del tempio di Hera Lacinia,
mentre scavi e interventi si ebbero nell’Ottocento dopo la costituzione
a Palermo, nel 1827, della Commissione di Antichità e Belle Arti per la
Sicilia, con restauri parziali ai templi della Concordia e dei Dioscuri.
Tuttavia, solo dopo la prima guerra mondiale hanno avuto inizio scavi
sistematici e lavori di restauro e protezione, tuttora in corso sotto
la direzione della Sovrintendenza alle Antichità di Agrigento. AKRAGAS
Come vuole la tradizione, la fondazione della città graca di Akragas,
sulla costa meridionale siciliana, avvenne attorno al 580 a.C. a opera
di coloni rodio-cretesi provenienti da Gela. La documentazione archeologica
ha dimostrato anche la presenza di uno stanziamento greco più antico,
risalente al VII secolo a.C. Akragas era un tipico insediamento greco
classico posto sul fianco di una collina del litorale, cosa che ne facilitò
l’espansione a partire dall’acropoli originaria. Dalla colonizzazione
del VI secolo a.C. la città prosperò rapidamente. Durante il regno del
tiranno Falaride (570-554 a.C.) fu realizzata una cinta muraria difensiva
destinata a rafforzare la protezione naturale già assicurata dalla posizione
geografica. Sembra invece aver preceduto la fondazione della colonia il
santuario dedicato alle divinità ctonie, o infere, situato appena al di
là delle mura, all’estremità orientale del loro perimetro. Un secondo
santuario dedicato a queste stesse divinità si trova attorno al cosiddetto
Tempio dei Dioscuri, ossia all’angolo sudoccidentale dell’abitato urbano.
L’espansionismo politico di Akragas toccò l’apogeo con il regno di Terone
(488- 472 a.C.). Dopo la decisiva sconfitta inflitta ai Cartaginesi a
Imera nel 480 a.C., Terone estese il suo dominio fino alle coste orientali
e settentrionali della Sicilia. I grandi templi costruiti in quest’epoca
sull’estremità meridionale della collina furono conseguenza sia della
prosperità conosciuta allora dalla città sia del concomitante sviluppo
culturale. Il più illustre cittadino di Akragas vissuto i questo periodo
fu il grande filosofo e scienziato Empedocle.
UN LUOGO CONTESO
Malgrado la rivalità con Siracusa, verso la fine del V secolo a.C., Akregas
di un breve periodo di tranquillità, al quale pose bruscamente fine nel
406 a.C. l’assedio e il saccheggio da parte dei Cartaginesi. Dalla decadenza
e dal quasi totale abbandono, la città risorse grazie al siracusano Timolone,
che la rifondò poco dopo la metà del IV secolo a.C. e consentì l’arrivo
di nuovi coloni. Ma in breve la città divenne oggetto delle mire di Romani
e Cartaginesi. Akragas finì in mano ai primi nel 262 a.C., ai Cartaginesi
nel 255 a.C. e ancora ai Romani nel 210 a.C., che le diedero il nome di
Agrigentum. Ebbe vita fiorente anche in età imperiale, ma decadde in epoca
bizantina e venne occupata dagli Arabi nell’827. Questi tradussero il
nome latino in Gergent, donde l’italiano Girgenti che indicò la città
fino al 1927, qundo essa assunse il nome attuale.
LA CITTA’ ANTICA
La Valle dei Templi, nome con il quale è oggi indicata la zona archeologica,
occupa la maggior parte dell’area costruita della città antica. I rilievi
retrostanti ne definirono i limiti dell’espandione. E’ dominata a nord
dalla collina di Girgenti e dalla Rupe Atenea. I limiti a est e a ovest
sono rappresentati dai fiumi San Biagio e Sant’Anna, gli antichi Akragas
e Hypsas. Il luogo dove sorgono i famosi templi si trova a sud, mentre
più in basso un’ampia pianura si apre fino all’attuale centro balneare
di San Leone, dove tra la fine dell’VIII secolo e gli inizi del VII a.C.
si era già insediato un primo nucleo di coloni greci. Gli scavi archeologici
hanno confermato che la disposizione della zona compresa tra l’acropoli
e i templi risale al V secolo a.C. L’area residenziale si sviluppò secondo
il tradizionale reticolato di Ippodamo da Mileto: sei direttrici principali
in senso est-ovest (platéiai), tagliate perpendicolarmente da strade più
strette in senso nord-sud (stenopòi). La creazione di un’area sacra risale
alla seconda metà del VI secolo a.C., ma le vestigia più imponenti sono
i templi costruiti a partire dal regno di Terone, consacrati a Eracle,
Zeus Olimpio, Hera Lacinia, Vulcano e Concordia. Un’ampia stada collega
questa zona sacra con i quartieri residenziali della città.
I TEMPLI DI AGRIGENTO
Del Tempio di Zeus Olimpio, lungo 113 metri e largo 56, si conservano
solo le fondazioni e parte dell’altare principale. Era uno dei più imponenti
templi ellenistici conosciuti e si caratterizzava per una serie di peculiarità
assolutamente uniche. In luogo della peristasi presentava un muro articolato
esternamente da 14 semicolonne e internamente da altrettanti pilastri
addossati alla parete. La cella a cielo aperto aveva le pareti scandite
da 12 pilastri a sezione quadrata. Infine, nella parte alta delle pareti
esterne, tra una semicolonna e l’altra, vi erano i telamoni, colossali
figure di giganti alti più di 7 metri rappresentati con le braccia piegate
ai lati della testa, a reggere il peso della cornice. Il Tempio della
Concordia – che deve il nome, del tutto erroneo, a un’iscrizione latina
trovata nei dintorni – è, dopo il Partenone di Atene, il tempio dorico
meglio conservato, grazie anche alla trasformazione in chiesa cristiana
nel VI secolo d.C. E’ circondato da sei colonne in facciata e da tredici
sui lati lunghi; conserva i frontoni e parte del fregio. Costruito nella
seconda metà del V secolo a.C. il Tempio di Hera Lacinia sovrasta l’angolo
sudorientale delle antiche mura, sul dirupo che scende verso il fiume
San Biagio. Di questo tempio, nel quale si possono osservare le tracce
lasciate dall’incendio provocato dal sacco cartaginese del 406 a.C., si
conservano intatte le colonne del lato settentrionale con l’architrave.
Il Tempio di Eracle è quello più antico (500-490 a.C.). Periptero esastilo,
aveva quindici colonne sui lati lunghi, ma oggi si conserva solo la peristasi
meridionale parzialmente rialzata nel 1924, con otto colonne. L’ultimo
tempio da ricordare è quello cosiddetto dei Dioscuri, costruito verso
la metà del V secolo a.C. al centro dell’area del Santuario delle divinità
ctonie: fu ristrutturato nel 1836 assemblando materiale diverso e non
sempre adatto.
ALTRI RESTI ARCHEOLOGICI
A questi straordinari monumenti greci occorre aggiungere le scoperte avvenute
nel quartiere detto ellenistico-romano. Alcune abitazioni hanno conservato
in buono stato pregevoli pavimenti a mosaico, databili fino al IV secolo
d.C. La grande necropoli antica posta sul pendio e nella parte sud comprende
numerose rombe di epoca pagana e cristiana. La sepoltura conosciuta come
Tomba di Terone risale in realtà al preriodo romano ed è un tipico esempio
di architettura funeraria. E’ costituita da un basamento cubico alto circa
quattro metri, su cui è posto uno pseudotempietto con colonne ioniche
angolari e porte cieche al centro di ogni lato. Resti di abitazioni del
tipo a peristillo centrale, l’Ekklesiasterion (sede dell’assemblea popolare)
e il Boulenterion (sede del senato), completano il superbo tesoro archeologico
di Agrigento.
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Tempio di Castore e Polluce

Tempio di Ercole

Tempio di Giunone

Tempio della Concordia

Tempio di Demetra

Tempio della Concordia
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