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LA CITTÀ DI URBINO, IL CUI CENTRO STORICO
RINASCIMENTALE SI È CONSERVATO PRESSOCHÉ INTATTO FINO AI GIORNI NOSTRI,
CONOBBE UNA GRANDE PROSPERITÀ GRAZIE AI DUCHI DI MONTEFELTRO. ARTISTI
E STUDIOSI COME RAFFAELLO, PIERO DELLA FRANCESCA, MARSILIO FICINO E LEON
BATTISTA ALBERTI OPERARONO IN QUESTA CITTÀ ADAGIATA SULLE COLLINE MARCHIGIANE.
IL VALORE ARTISTICO DEI SUOI MONUMENTI È OGGI LA MIGLIORE TESTIMONIANZA
DELL’IMPORTANTE RUOLO SVOLTO DA URBINO DURANTE LA BREVE MA INTENSA EPOCA
DEL RINASCIMENTO ITALIANO.
Città di antica origine, Urbino fu municipio
romano (Urbinum metaurense) a partire dal III secolo a.C. A quest’epoca
risalgono parte delle mura difensive e la disposizione irregolare delle
vie. L’insediamento fortificato romano si trovava sulla collina dove si
leva il Palazzo Ducale. Conquistata da Belisario nel 538, divenuta comune
ghibellino nel Medioevo, quindi ceduta dagli Svevi ai conti di Montefeltro,
Urbino fu elevata a ducato nel 1443 e, dal 1444 al 1482, anno della morte,
fu retta dal munifico Federico di Montefeltro, al quale si deve essenzialmente
la fama della città.
IL MECENATISMO DI FEDERICO DI MONTEFELTRO
Amico di Lorenzo de’ Medici, e come lui valente condottiero e mecenate,
Federico non badò a spese per abbellire la sua residenza, per compensare
adeguatamente gli artisti attivi presso la corte o per acquistare manoscritti
greci, ebraici e latini al fine di costruire quella che divenne una delle
più prestigiose biblioteche antiche d’Italia. In quel periodo a Urbino
vissero alcuni dei più noti umanisti del tempo, come Leon Battista Alberti,
Marsilio Ficino e Baldassarre Castiglione, matematici come Paul Middelburg
e numerosi pittori che lasciarono testimonianza della loro arte nelle
sale del Palazzo Ducale. Questa famosa dimora non fu l’unico oggetto delle
cure di Federico che, a metà del XV secolo, volle intraprendere la ricostruzione
totale di Urbino, senza tuttavia intaccarne l’antica struttura.
IL PALAZZO DUCALE
Cominciati in sordina
verso il 1455 da Pasquino da Montepulciano in collaborazione con Michele
di Giovanni da Fiesole (autori della lunga fronte a bifore che guarda
su piazza Rinascimento), i lavori al Palazzo Ducale furono poi continuati
sotto la direzione dell’architetto Luciano Laurana (1420-1479), chiamato
ad ampliare il nucleo primitivo, rendendolo il fulcro dell’assetto urbano
cittadino. Egli, a partire dal 1466, trasformò la costruzione accentrandola
intorno a un elegantissimo cortile e definendone la struttura fondamentale,
rinforzandola con muraglioni nella parte più scoscesa della collina, realizzando
ariosi saloni interni in un gioco ricercatissimo di luci e ombre ed esprimendo
il meglio di sé, oltre che nel cortile, nell’alta facciata occidentale,
aperta da tre logge sovrapposte e stretta fra due slanciate torrette cuspidate.
L’opera, nell’imponenza con cui ora si presenta, fu poi completata, per
la parte architettonica, da Francesco di Giorgio Martini, che realizzò
nella parte a nordest la distesa facciata a due ali aperta da portali
e finestre rinascimentali, e, nel 1500, da Bartolomeo Genga, che alzò
l’ultimo piano murando le merlature ghibelline.
DUE MUSEI IN UNO
Il Palazzo Ducale comprende più di duecento sale con magnifiche porte
intarsiate e fastosi camini. Nonostante abbia subito alcune spoliazioni
negli anni in cui fu sede del legato pontificio, conserva gran parte degli
elementi che hanno caratterizzato la vita di corte nel basso Medioevo
e in epoca rinascimentale. Le splendide decorazioni, con bassorilievi,
fregi e affreschi, di per sé basterebbero a fare del palazzo un ricco
museo. Tuttavia all’interno è ospitata, nel pieno rispetto della struttura
originaria, anche la Galleria Nazionale delle Marche, che raccoglie numerosi
dipinti dal Trecento al Seicento. Nel sobrio ed elegante cortile a quadriportico
del Laurana, al quale si affaccia la Biblioteca del Duca, un monumentale
scalone, opera di Ambrogio Barocci, conduce alle logge superiori e agli
appartamenti. Tra questi occorre menzionare la Sala della Jole, con la
famosa lunetta di Luca della Robbia e diversi bassorilievi; l’alcova di
Federico da Montefeltro, con arredamenti e decorazioni pittoriche del
XV secolo; l’appartamento dei Melaranci, con opere della scuola riminese
del XIV secolo; l’appartamento degli ospiti e l’appartameno del duca Federico,
con opere di Piero della Francesca e Lorenzo d’Alessandro. Le pareti dello
Studiolo del Duca sono decorate con tarsie realizzate probabilmente su
disegni del Botticelli e, nella parte superiore, con ritratti di personaggi
illustri. Notevoli anche la Cappella del Perdono, il Tempietto delle Muse
e la stanza da letto del Duca. Il salone del trono è l’ambiente più grande
di tutta la residenza e contiene un ciclo di arazzi realizzati su disegni
di Raffaello. Degna di menzione, infine, è la Sala degli Angeli, non solo
per l’imponente camino con fregi e per le ricche porte intarsiate che
caratterizzano l’arredo, ma soprattutto perché vi sono esposte la Veduta
della città ideale del Laurana e il Miracolo dell’Ostia di Paolo Uccello.
Nell’appartamento della Duchessa, caratterizzato da splendidi soffitti
in stucco, sono esposti, tra gli altri, il Ritratto della Muta di Raffaello
e L’ultima cena di Tiziano. I disegni degli intarsi della porte in legno
sono attribuiti al Botticelli. Altre pitture notevoli conservate nella
Galleria Nazionale sono la Comunione degli Apostoli di Giunto di Gand,
la Madonna di Senigallia e la Flagellazione di Piero della Francesca,
la Resurrezione di Tiziano, Federico da Montefeltro con il figlio Guidobaldo
di Pedro Berreguete, la Concezione e l’Assunzione del Barocci.
LA CITTA’ DI RAFFAELLO
La ricchezza di Urbino non è data solo dal bellissimo Palazzo Ducale,
ma anche da altri pregevoli edifici. Il Duomo in piazza Duca Federico,
innalzato nel XV secolo da Francesco di Giorgio Martini e portato a compimento
nel 1604 da Muzio Oddi, crollò nel 1789. La costruzione attuale è da attribuirsi
a Giuseppe Valadier e a Camillo Morigia, che realizzò l’imponente facciata
neoclassica. La cripta in stile barocco, alla quale si accede dall’esterno,
ospita raccolte di cristalli, ceramiche e alcune preziose sculture. Affreschi,
dipinti, oggetti liturgici e arredi sacri sono custoditi nel Museo del
Duomo “Albani”. L’oratorio di San Giovanni Battista, che risale al XIV
secolo, ha l’interno a una sola navata, con soffitto ligneo a carena,
ed è decorato con numerosi affreschi di soggetto religioso e profano.
Anche la vicina chiesa di San Francesco è di epoca trecentesca, ma gli
interni furono trasformati nel XVIII secolo. Contemporanea alle due precedenti
è la gotica chiesa di San Domenico, con terrecotte di Luca della Robbia
e un bel portale di Tommaso di Bartolomeo. La chiesa di San Bernardino
degli Zoccolanti, appena fuori città, è un interessante esempio di architettura
rinascimentale. Costruita alla fine del XV secolo da Francesco di Giorgio
Martini, ospita le spoglie di Federico e Guidobaldo da Montefeltro. Occorre
citare anche la casa natale di raffaello Sanzio, figlio di quel Giovanni
Santi di cui il Palazzo Ducale conserva diverse opere. Si tratta di un
modesto edificio del XV secolo, oggi sede di un’accademia e di un museo.
Nella stanza dove Raffaello nacque nel 1483, si può ammirare una Madonna
con Bambino dipinta dall’artista in giovane età.
EREDITA’ CULTURALE
Urbino cominciò a perdere lustro e splendore a partire dal 1508, quando
ai Montefeltro succedettero i Della Rovere, e la situazione peggiorò nel
1631, quando il Ducato passò alla Chiesa. Ciò che colpisce dell’antica
capitale dei Montefeltro è lo scenografico tessuto urbanistico caratterizzato
da stradine, vicoli e saliscendi, sottopassaggi e ripide scalette lastricate
che sboccano tra splendidi palazzi rinascimentali e ampie piazze. Qui
si incontrano numerosi gli studenti della sua prestigiose università –
fondata nel 1506 da Giudobaldo, figlio di Federico da Montefeltro – che
ancora oggi rappresentano la linfa vitale di una tradizione che si è conservata
immutata nei secoli.
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Palazzo Ducale

S. Domenico

S. Bernardino

S. Francesco

Sotterranei del
palazzo ducale
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