WYNTON MARSALIS (1961)


Una caratteristica comune alle ultime generazioni
di jazzisti è la motevole tecnica,
cui fa da contrappeso una ridotta creatività:
in questo senso Marsalis ne è il più bel esempio.
Tecnicamente perfetto, una sonorità cristallina,
intonazione sempre a posto, fraseggio fluido.
E poi?...
E' partito come l'erede di Miles Davis anni 60
e poi è sempre più andato all'indietro nel tempo,
in un tentativo lodevole di recupero del passato,
fatto, ahimè in modo estetizzante
e sostanzialmente reazionario.
I suoi dischi sono deliziosi e potrebbero essere datati
1930, 1950 o 1960 indifferentemente.
Può piacere molto, poco o fare incazzare.
Secondo i gusti o i momenti.
 
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Wynton Marsalis - Portrait of Louis Armstrong
 

 

Wynton Marsalis (1980) Columbia - Sony

Inciso a 19 anni ci mostra tutte le sue doti.
La Colubia, per far capire meglio che è il nuovo Miles
gli mette accanto Hancock, Ron Carter e Tony Williams. Branford, il fratello, fa la parte di Shorter
e il gioco sembra fatto.
I fans di Miles si incazzarono.

Live at Blues Alley (1986) Columbia - Sony

Un bel doppio live con un buon gruppo.

Standard Time, Vol. 2: Intimacy Calling (1987) Columbia - Sony

La serie degli album dedicati agli standard è tutta
buona, potete quindi scegliere il cd in base ai titoli che più amate.

Thick in the South: Soul Gestures in Southern Blue, Vol. 1 (1988) Columbia - Sony

Comincia il viaggio nel passato (e verso il sud) alla ricerca delle radici. Il presente non gli interessa, tanto meno il futuro.

Citi Movement (1988) Columbia - Sony

Musica scritta per un balletto.
L'interesse sembra essersi spostato sulla composizione.
Curioso e piacevole.

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