Considerato all'inizio più per le sua capacità di scrittura
(Four brothers, per Woody Herman fu il successo
più clamoroso) che per le sue capacità solistiche
(troppo pallido al tenore, troppo intimista al clarinetto)
Giuffrè si impone gradualmente come uno sperimentatore
assai importante, in un'area che è stata definita jazz da camera
e che ha anticipato di 30-40 anni certo jazz attuale
(vedi ad esempio la filosofia ECM).
Impegnato in una ricerca verso l'essenziale, sfronda
tutto l'eccesso ritmico implicito nel jazz,
arrivando all'eliminazione della ritmica nei suoi gruppi
ed affermando il concetto di "ritmo implicito".
Sperimenta un free jazz cameristico e per nulla
"rumoroso" in controtendenza con tutto il jazz del momento
(con in testa forse precedenti prove di Lenny Tristano).
Non ha mai smesso di cercare nuove soluzioni
sonore, sempre per piccoli gruppi, ed ha lasciato
delle opere essenziali, sebbene al momento della loro
produzione siano state quasi sempre emarginate,
anche per una sua totale impermeabilità nei confronti delle mode.