Art PEPPER (1925-82)




La carriera artistica e la vita di Art Pepper sono nettamente divise in due:
in mezzo c'è la droga, l'isolamento, le rapine, il carcere, un buco nero che sembra
non avere fine.
Prima c'era un solista elegante, agile e raffinato, più attento a Lee Konitz che a
Charlie Parker, ma privo di quell'intelletualismo che ha spesso frenato il primo.
Si rivela presto nell'orchesta di Stan Kenton e sulla West Coast diventa subito
un idolo. Dopo c'è un uomo ferito che a fatica riprende a tessere la sua tela musicale,
umanamente è un essere perso nel vortice dei suoi demoni, ma musicalmente
ha ancora molto da dire; certo la leggerezza è finita per sempre, sostituita
da un dolore viscerale che diventa bellezza; ora è molto più vicino a Parker nel
fraseggio, come è forse inevitabile che lo sia.
Sembrano due universi sonori di due differenti musicisti (e in un certo senso lo sono)
e sono entrambi da conoscere e frequentare.


jazz su youtube

 

 

Revolving Door: jazz performance: Art Pepper

 

alcuni assaggi di classici di Art Pepper

 

Meets the Rhythm Section (1957) Contemporary

La ritmica in questione era quella di Miles Davis: Red Garland (piano), Paul Chambers (basso) e Philly Joe Jones (batteria). Il risultato è orrimo.

The Artistry of Pepper (1956-57) Pacific Jazz

Un incontro con Bill Perkins (tenore), ed una seduta con Shorty Roger a capo di un nonetto. Due aspetti diversi e stimolanti della sua musica.

+ Eleven: Modern Jazz Classics (1959) Contemporary

Grandi classici arrangiati per orchestra da Marty Paich con Art in perfetta forma.

The Complete Village Vanguard Sessions (1977) Contemporary

La migliore documetazione della seconda fase di Art. un cofanetto di 9 cd, gran parte dei quali sono reperibili anche separatamente. Grande musica.


The Young Art Pepper with Stan Kenton & Shorty Rogers (1943-56) Giants of Jazz

Un'utile antologia della fase iniziale della carriera. Interessante il suo ruolo "cool" nell'ambito dell'orchestra di Kenton.

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