Residenza di montagna e templi di Chengde

CINA

UBICAZIONE : nella parte nordorientale della Cina, nella provincia di Hebei.

MOTIVI DELLA SCELTA

DENOMINAZIONE: Chengde

PATRIMONIO DELL'UMANITÀ DAL 1994

CHENGDE, L'ANTICA JEHOL, ERA LA RESIDENZA ESTIVA DEGLI IMPERATORI DELLA DINASTIA QLNG E IL LUOGO IN CUI SI RICEVEVANO GLI AMBASCIATORI STRANIERI E I DIGNITARI DELLE MINORANZE NAZIONALI, IN ONORE
DEI QUALI VENNERO COSTRUITI DIVERSI TEMPLI CHE IMITAVANO LO STILE DI QUESTI POPOLI. FRA TUTTI GLI EDIFICI SPICCA IL "PALAZZO NEL QUALE CI SI PUÒ PROTEGGERE DAL SOLE". IL COMPLESSO È CIRCONDATO
DA MAGNIFICI PARCHI, I PIÙ GRANDI E I MEGLIO CURATI DI TUTTA LA ClNA, CHE COSTITUIRONO PER SECOLI UN MODELLO PER LA COLTIVAZIONE DEI GIARDINI. .


La residenza di montagna, e i giardini che la circondano hanno un importante significato sociale, artistico e storico: essi infatti furono costruiti dagli imperatori della dinastia Qing (1644-1911) nel quadro della politica di integrazione delle minoranze vicine alle frontiere e di consolidamento dell'unità nazionale. Al tempo stesso furono una dimostrazione di forza, in quanto la residenza si trova al di là della Grande Muraglia, la quale andava attraversata durante il viaggio da Pechino. Gli imperatori trascorrevano lunghi periodi in questa residenza, svolgendovi gli affari di stato e ricevendovi ambasciatori e dignitari. Chengde rappresentò in questo modo il secondo centro politico del vasto Stato cinese, la capitale estiva della dinastia Qing e, al tempo stesso, un magnifico luogo di villeggiatura.

I Novant'anni di lavori
Agli inizi del XVIII secolo i manciù erano al loro apogeo e la popolazione dello Stato era cresciuta fino a toccare i 400 milioni.
Gli imperatori Qing seguivano le regole morali del Confucianesimo, sebbene continuassero ad aderire allo Sciamanesimo e al Lamaismo. Grazie a un'attenta politica tributaria e agricola e all'impulso che il governo diede all'industria manifatturiera e al commercio estero, durante quest'epoca l'impero raggiunse i massimi livelli di moderazione e di prosperità.
Ogni estate il sovrano, accompagnato dai suoi ministri e dalla corte, nonché da un contingente formato dall'élite delle truppe reali, dalla propria famiglia e dalle concubine, si trasferiva verso questa regione vicina alla Mongolia interna, a oltre trecentocinquanta chilometri da Bejing (Pechino). Per accogliere ospiti così illustri, migliaia di operai, durante quasi novant'anni, lavorarono alla costruzione di ventuno palazzi. I lavori iniziarono nel 1703 e l'ultimo progetto fu concluso nel 1792. Il complesso fu pertanto edificato nel corso di tre regni successivi: Xangxi, Yongz-heng e Qianlong. Si possono isolare due fasi costruttive: la prima, dal 1703 al 1741, interessò la zona dei laghi, dove vennero disposti degli isolotti e delle dighe e furono innalzati diversi palazzi, padiglioni e muraglie. Dopo una parentesi di inattività, fra il 1741 e il 1754, fu la volta di nuovi palazzi e giardini.
Tra il 1713 e il 1780 vennero invece edificati i templi vicini alla residenza imperiale.
Con la caduta della dinastia Qing, nel 1911, la residenza venne abbandonata e il suo restauro fu portato a termine dal regime comunista a partire dal 1949. In quell'occasione, vennero anche piantati 15 milioni di alberi per frenare il progressivo fenomeno di deforestazione.

Architettura politica
E' possibile dividere la residenza di Chengde in diverse aree, tutte di enormi dimensioni e con numerosi edifici di grande valore architettonico, perfettamente integrati nell'ambiente. La zona palatina, che costituiva la residenza imperiale, è situata nella parte sud del complesso e occupa una superficie di 102 000 metri quadrati. In essa risiedevano l'imperatore e la sua corte, venivano trattate le questioni di stato e si svolgevano le cerimonie. Nota con il nome di "Palazzo nel quale ci si può proteggere dal Sole", comprende quattro gruppi di edifici in stile tradizionale cinese, di grande maestosità: la Grande Sala, la Sala Songhe, il Palazzo Wan-he Songfeng e il Palazzo Orientale. A sud-est, su un'area di quasi 500 000 metri quadrati, si trovano otto laghi, chiamati rispettivamente: Orientale, Ghen-ghu, Ruyi, Superiore, Inferiore, d'Argento, della Mezza Luna e dello Specchio.
Hanno tutti un aspetto simile, in accordo con la mitologia cinese: uno specchio d'acqua con tre colline e un isolotto nel centro.
A nord si apre una spianata divisa in due parti: la prateria verso occidente, che serviva per le passeggiate a cavallo, e una superficie boschiva, nota come il Giardino dei Duemila Alberi, utilizzata come centro di ricevimento per i visitatori illustri, e nella quale si trova la Sala Wcnjin, una delle più grandi biblioteche imperiali.
Altri edifici compresi in quest'area sono il tempio Yongyou e le sale Chun-hao e Sufyunyan. L'ampia zona delle montagne, a nord-ovest, abbraccia quattro milioni di metri quadri e racchiude quattro precipizi o canyon: Zhengzi, Songlin, Lishu e Songyun.
Dei quaranta complessi fra padiglioni, tempietti e monasteri che esistevano un tempo, oggi rimangono solamente alcune rovine. I templi vicini erano costruiti secondo i canoni dell'architettura tradizionale delle regioni con minoranze etniche, quali per esempio i tibetani e i mongoli. Gli imperatori Qing pensavano, in questo modo, di rafforzare il legame con questi popoli di frontiera.
Il complesso conta una decina di monasteri di stile diverso, fra i quali predominano quelli simili ai conventi dei lama. I templi Puren, Pushan, Shuxiang Arhat e Guangyuan riprendono l'estetica che imperò durante la dinastia Han.
La lamasseria più impressionante in stile tibetano è quella del Putuo Zongcheng, costruita fra il 1767 e il 1771, con una superficie edificata di oltre 220 000 metri quadrati. Per avere un'idea della magnificenza di quest'opera, basti ricordare che la Grande Terrazza Rossa si estende per 10 000 metri quadrati ed è costruita su una piattaforma in granito e mattoni alta 43 metri.
Al centro di questa piattaforma si trova la Sala Wanfa Guiyi, circondata da 44 complessi architettonici. Simili, anche se di dimensioni inferiori, sono la lamasseria Xumifushou (1780) e il tempio Guangan (1772).
In alcuni casi, come per esempio Punin, Puyou, Anyuan e Pule, troviamo una miscela di stili, per cui la facciata è di stile Han, mentre la parte posteriore è riconducibilc all'arte tibetana. La residenza di montagna e i templi vicini costituiscono un complesso unitario con gli splendidi giardini, i più sontuosi e imitati di tutta la Cina. La loro bellezza, enfatizzata dalle opere architettoniche che si integrano perfettamente nell'ambiente naturale, è frutto di raffinate tecniche di coltivazione e dell'adozione di materiali specifici per il giardinaggio.

I Qing, l'ultima dinastia
La dinastia Qing, proveniente dalla Manciuria, sconfisse quella Ming nel 1644. Il suo primo imperatore fu Shunzhi, che estese i suoi domini dall'Amur fino al golfo del Tonchino e riorganizzò l'amministrazione corrotta; egli, tuttavia, fallì nel suo intento di imporre la lingua manciù. Suo figlio, Kangxi, buon militare, conquistò Formosa nel 1683 e parte del Tibet. Gli succedette Yong-zheng, che espulse i sacerdoti cattolici. Suo figlio, Qianlong (1736-1796), mantenne buoni rapporti con l'occidente, si riconciliò con la Mongolia, concluse la conquista del Tibet nel 1775 e soffocò, nel 1779, una ribellione a Formosa. A quell'epoca, il territorio comprendeva 11 milioni di chilometri quadrati. Il XIX fu un secolo di decadenza totale per l'Impero. Con la pace di Nanchino, nel 1842, che mise fine alla prima guerra dell'oppio, Hongkong fu ceduta alla Gran Bretagna. Nel 1911, la Lega Rivoluzionaria, guidata da Sun Yatsen, s'impossessò di Canton, Shan-ghai e Nanchino e, nel mese di febbraio del 1912, costrinse all'abdicazione Puyi, l'ultimo imperatore. Il dominio dei Figli del Cielo, iniziato nel secondo millennio avanti Cristo, era giunto alla sua fine.

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