Grotte di Mogao

CINA

UBICAZIONE : nella parte settentrionale della Cina, all'estremo nord-ovest della provincia di Gansu

MOTIVI DELLA SCELTA

DENOMINAZIONE: Grotte di Mogao

PATRIMONIO DELL'UMANITÀ DAL 1987

Venticinque chilometri a sud-est dell'oasi di Dunhuang, l'altura di Mogao scende a picco sul fiume Dachuan. Sulle sue pareti, lungo una fascia di 1600 metri, i monaci buddhisti scavarono centinaia di celle e di santuarii le cosiddette "Grotte dei Mille Buddha". Sulla porta delle grotte è possibile scorgere delle torri di guardia in legno e le rappresentazioni dei "Guardiani Celesti", che vegliavano simbolicamente sulla pace interna.


CHIAMATE ANCHE "GROTTE DEI MILLE BUDDHA", LE GROTTE DI MOGAO COSTITUISCONO UNA STRAORDINARIA TESTIMONIANZA DELLA FEDE BUDDHISTA. INIZIATE NEL IV SECOLO D.C. E PORTATE A COMPIMENTO TRA IL V E IL XIV SECOLO, FURONO ABITATE DAI MONACI CHE LE ORNARONO DI OLTRE 2400 STATUE E BEN 45 000 METRI QUADRATI DI PITTURE PARIETALI.

All'ombra del commercio I mercanti europei per penetrare in Cina utilizzavano due itinerari diversi lungo la celebre Via della Seta, attraversando le oasi a nord e a sud dell'Asia centrale. Le due vie si dividevano a Dunhuang, in mezzo allo stretto desertico che collega il Gobi con le steppe e con il massiccio del Pamir. L'oasi di Dunhuang aveva anche un ruolo decisivo per la difesa dell'Impero contro i valorosi cavalieri delle bellicose tribù mongole delle pianure. Essi rappresentavano un pericolo così grande che, nel III secolo a.C, per fermarne l'offensiva, Shihuang, l'unificatore del grande Impero Cinese e fondatore della dinastia Qin, iniziò ad est la costruzione della Grande Muraglia. Il parziale insuccesso della spedizione di Zhang Qian contro la città di Bactra, fra il 139 e il 126 a.C. (proprio quando il Confucianesimo divenne dottrina nazionale), favorì la costruzione di una linea di fortificazioni per difendere i territori settentrionali di questa regione. Se nel 117 a.C. erano già stati creati diversi posti di frontiera, come quello di Dunhuang, appena due anni dopo il loro numero era raddoppiato.
Le carovane che percorrevano la Via della Seta approfittarono immediatamente della sicurezza fornita da queste fortificazioni: cominciarono a sostarvi e ben presto fondarono nei territori circostanti dei piccoli villaggi. In tal modo, la dinastia Han creava uno dei pilastri per la prosperità che caratterizzò il suo dominio. Al tempo stesso, arrivarono e si stabilirono nei villaggi fortificati, oltre ad artigiani e a commercianti, anche rappresentanti di civiltà e di religioni differenti: mazdeisti, cristiani, indù e, principalmente, buddhisti. Dunhuang si trasformò in un centro cosmopolita di scambio religioso, economico e culturale. Il Buddhismo dovette competere con forza contro il Confucianesimo, molto radicato nella società tradizionale cinese, soprattutto nelle regioni meridionali, contraria ad accettare di buon grado una nuova dottrina venuta dall'India. L'ermetismo buddhista si scontrava con la trasparenza e la semplicità delle massime morali di Confucio. Al contrario, il Nord era più aperto perché le costanti guerre e la Via della Seta lo avevano portato a contatto con civiltà diverse. Così, nel IV secolo d.C. si poteva già dire che il Buddhismo era la religione ufficiale in numerose province settentrionali anche se solo nel 444 avrebbe ottenuto il riconoscimento come religione di tutto lo Stato.

Scambio di culture In queste zone di frontiera i monaci buddhisti costruirono una splendida serie di templi e di monasteri. Uno dei migliori esempi di tale attività sono le grotte di Mogao, o "Grotte dei Mille Buddha", come venivano chiamate dagli abitanti del posto. Esse sorgono ai piedi del monte Minghsa, circondate dal paesaggio desertico del Taklimakan. Un'iscrizione in una grotta, oltre ai testi del monaco Lo-Tsuen, ha permesso di far risalire i primi lavori all'anno 366 d.C. Tuttavia, si sa che la maggior parte delle celle e dei templi fu portata a compimento solo molto tempo dopo, fra il V e il XIV secolo.

Diverse sono le caratteristiche che contraddistinguono le varie tappe della storia di Mogao. Essa comincia durante le terribili invasioni subite dall'Impero Cinese. La migliore dimostrazione artistica di quest'epoca ci è fornita dalle illustrazioni di Jatakas, che raccontano le 547 vite anteriori di Buddha. Mogao vive il suo massimo splendore in un secondo momento, più pacifico, quello in cui il Buddhismo viene dichiarato religione "ufficiale" e la dinastia Tang (fra il 618 e il 907) domina il commercio della seta. In quest'epoca vengono scolpite le enormi statue di Buddha (quella della grotta numero 96 raggiunge i 33 metri d'altezza) e realizzati gli affreschi con tema eminentemente dottrinale.

I motivi tantrici comparvero durante la breve conquista della regione da parte dei tibetani, a partire dall'anno 790 fino all'851. Questi temi riacquistarono la loro forza nel 1036 con le invasioni dei tangut, e si protrassero sino al 1227 con la proliferazione delle sette Lama. La decadenza di Mogao si ha con la dinastia Yuan, parallelamente al declino della Via della Seta. Nel corso di questo periodo, successive generazioni di monaci perforarono senza sosta la roccia per costruire un labirinto rupestre di celle monacali e di santuari lungo una fascia di 1600 metri. Gli archeologi le hanno numerate affinchè siano di facile identificazione; 492 locali si trovano in buono stato di conservazione. Oltre 2400 statue intagliate nella stessa roccia, rivestite di argilla e policrome, e 45 000 metri quadrati di affreschi completano la decorazione delle grotte. A causa della loro costruzione prolungata nel tempo, le grotte di Mogao rivelano le influenze dell'importante incontro e scambio culturale che si verificò con le carovane della seta dell'Asia centrale, le quali collegavano la Cina con il Mediterraneo. Per questo motivo, gli enormi affreschi che decorano le pareti delle grotte, e l'elevato numero di statue policrome, racchiuse all'interno, dimostrano la coesistenza armonica di influenze e tratti indù, persiani, greco-romani, cinesi e greco-buddhisti.

Così, a Mogao è possibile osservare la lenta evoluzione artistica del Buddhismo in Cina, parallela alla sua penetrazione e alla sua affermazione. Dalle prime rappresentazioni del dio e dei discepoli, santoni e fedeli, si possono apprezzare non solo i cambiamenti stilistici, ma anche il lento adeguamento all'estetica cinese e al taoismo fino ad allora dominante, per giungere alla sua definitiva accettazione. Le grotte hanno anche permesso la conservazione di documenti di inestimabile valore per comprendere l'evoluzione del Buddhismo nell'Asia centrale di 1500 anni fa. Infatti, intorno al 1036, i monaci di Dunhuang, temendo un saccheggio, riunirono in un unico grande involucro 45 000 fra manoscritti, libri, stendardi, dipinti, e lo nascosero nell'anfratto di una grotta per evitare che venisse rubato e profanato dagli invasori tangut. Lo occultarono con tanto zelo che il tesoro fu trovato solamente nel 1900 dal monaco taoista Wang Yuanglu. Le grotte di Mogao, legate alla storia cinese dal II secolo a.C, sono un'eccezionale antologia della cultura buddhista e ne mostrano non soltanto la costante evoluzione e il perfezionamento, bensì anche l'apporto delle diverse influenze ricevute fino al XIV secolo.

La Via della Seta Nel II secolo a.C, la celebre Via della Seta collegava l'Impero Romano con la Cina della dinastia Han. Tuttavia, le carovane non erano sottoposte al dominio di nessuno di questi popoli, bensì principalmente ai persiani e ai parti. Prima che venissero scoperte le rotte marittime, questa era la via di comunicazione più importante, per non dire l'unica, fra Occidente e Oriente. Iniziava a Luoyang e a Xi'an, arrivava al Fiume Giallo a Lanzhou e si divideva proprio a Dunhuang. Qui il tratto nord attraversava le oasi di Hami e Turfan e, passando per Korla e Aksu, arrivava a Kashghar. Il tratto sud passava attraverso le oasi del deserto di Taklimakan (Qarkilik, Qarqan, Keriya e Yarkant fra le altre) per raggiungere anch'esso Kashghar. La Via della Seta visse il suo ultimo periodo di splendore con i Mongoli nel XIII secolo, in quanto tutto il suo percorso fino al Mediterraneo attraversava un unico regno. Verso la fine di quel periodo, esattamente nel 1275, Marco Polo giunse all'attuale Pechino, capitale della dinastia Yuan, nel suo famoso viaggio lungo quella che lui chiamava "Via Meridionale". Il nome "Via della Seta" è, infatti, posteriore e si deve al geografo tedesco Ferdinand von Richthofen (1833-1905).

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